Un'immagine di Claudia Agostini

È la mattina 13 ottobre del 2003 quando Claudia Agostini viene ritrovata senza vita, dal suo fidanzato Leonardo Bellatti, di fronte a casa, a Roma, in via Lungara nel quartiere Trastevere.

Ha una tuta bianca, il corpo è in posizione prona, tra due auto, una rossa e una grigia, il volto rivolto al cielo, un particolare inquieta subito: le mani giunte, come in preghiera.

L’uomo racconta che la sera prima Claudia aveva indossato una sua tuta, di essersi addormentato e non essersi accorto della sua assenza. Fa notare che sul terrazzo, ci sono le sue sigarette, lascia intendere che la donna possa essersi sentita male mentre stava fumando o si possa essere gettata.

La pista più accreditata: un pirata della strada

Malgrado l’assenza di segni di frenata sull’asfalto e di lacerazioni sugli indumenti di Claudia, fin da subito si indaga per omicidio stradale.

Ma la famiglia non crede a questa ricostruzione e incomincia a lottare contro l’archiviazione del caso.

Da qui inizia una lunga lotta, molto difficile portata avanti da Athos Agostini, padre di Claudia. Fino alla seconda autopsia che evidenzia un dettaglio sfuggito nella prima: l’osso ioide della vittima era fratturato, e quindi può essere compatibile con l’ipotesi di uno strangolamento.

Il caso viene riaperto e, malgrado ci fossero i presupposti per parlare di omicidio, le indagini si concentrano su un possibile suicidio della donna.
Ma le ferite e sopratutto la posizione della donna non sono compatibili con questa ipotesi avvalorata dal Bellatti.

Ipotesi dell’omicidio passionale

L’ipotesi che emerge dalle ricostruzioni è tra le più terribile: Claudia sarebbe morta perché gettata dalla tromba delle scale e il suo corpo sarebbe stato portato dal compagno fuori, tra quelle due auto per depistare le indagini.

Ma le prove sono insufficienti, e quelle che ci sono compromesse e il caso viene archiviato così come ha concluso il pm Nicola Maiorano: “Rimangono sospetti a carico di Bellatti, che tuttavia non assurgono a dignità di elementi indizianti sufficienti per esercitare l’azione penale con prospettiva fausta”.

Il caso di Claudia Agostini, rimane dunque, a oggi, uno dei più inquietanti casi irrisolti della storia italiana.