Gigliola Guerinoni, chiamata “la mantide di Cairo” come l’insetto che suole uccidere il maschio dopo l’accoppiamento, è la protagonista e unica responsabile di un’omicidio avvenuto una trentina di anni fa a Cairo Montenotte, paesino dell’entroterra ligure e precisamente nella Val Bormida.

Chi è la spregiudicata Gigliola

Tutti conoscevano la bella Gigliola, all’anagrafe Anna Maria, che ha poi mutato il suo nome in Gigliola, sicuramente più affascinante e suadente del primo. La donna dai capelli biondi, occhi azzurri e magnetici che quando passava per le strade del paese, uomini di ogni età non potevano fare a meno che guardare.

Questo è quello che si racconta della “mantide di Cairo Montenotte”.

Una donna che non si accontentava della vita monotona in un piccolo paese ma voleva di più e la sua storia ce lo dimostra, una Madame Bovary dei giorni nostri.

Gli amori e gli intrighi della mantide

Gigliola sposa il metronotte Andrea Barillari e con lui mette al mondo due figli: Alex e Fabio. Ma il matrimonio appassisce presto e lei una volta lasciato il marito, decide di trasferirsi a Cairo Montenotte.

Si impiega in una società dove ben presto conosce e intreccia un legame amoroso con Ettore Geri, contabile dal 1947 nella stessa azienda e che ha 27 anni più di lei.

Gigliola Guerinoni
Fonte Repubblica.it

Siamo nel 1973 ed Ettore Geri perde letteralmente la testa per la Guerinoni, lasciando moglie e figlia per stare con lei. Ma non finisce qui, Geri infatti per esaudire i desideri di Gigliola, decide di impiegare tutta la sua liquidazione per aprire alla donna una galleria d’arte sempre a Cairo Montenotte.

Dal legame con Geri nasce una figlia Soraya Raffaella. Ma ben presto l’idillio tra i due finisce e si insinua un altro uomo nel ménage, il geometra Pino Gustini, un pittore di discreta bravura che aveva conosciuto Gigliola nella sua galleria d’arte e se ne era subito innamorato.

Lui decide poi di lasciare la famiglia e trasferirsi a casa della signora Guerinoni e si sposano il 22 settembre 1979.

Il Gustini si rovina finanziariamente per lei e muore nel 1986 a 52 anni; successivamente sorgono sospetti sulla signora Guerinoni per mancata assistenza, pare infatti che lei sia stata colpevole, ma scagionata in seguito dall’accusa di aver sottratto medicinali salva vita al marito, ammalato di diabete.

Cesare Brin: la storia con Gigliola costata cara ad entrambi

Gigliola da sola non ci sa proprio stare e proprio qui che entra in scena la sua prossima conquista, si tratta di Cesare Brin, uomo molto in vista, facoltoso, conosciuto a Cairo, proprietario di un’antica farmacia. Brin inoltre era consigliere comunale e possedeva la società calcistica Cairese.

Si innamora perdutamente di lei e lascia la famiglia seduta stante. Ma il suo destino è alquanto tragico, infatti Brin scompare il 12 agosto del 1987 e il suo cadavere viene ritrovato arso in una discarica con il cranio sfondato a martellate. Poco prima di morire, Cesare è ricoperto di debiti, la sua carriera politica stava sfumando ed è costretto a vendere la sua farmacia.

L’omicidio Brin e la condanna

Questo è l’inizio della storia delle indagini sull’omicidio di Cesare Brin che vedrà come imputata e poi giudicata colpevole Gigliola Guerinoni, che dovrà scontare 26 anni e 6 mesi in carcere.

Nella motivazione della sentenza a carico della signora Guerinoni si cita: “Si è trattato di un delitto d’impeto e non premeditato, voluto e realizzato sul momento ed originato da un’occasione particolare“.

Gigliola Guerinoni a processo
Fonte Ansa

Pare che quella notte infatti i due avessero litigato perché lui voleva lasciarla ed era ormai finito in disgrazia finanziariamente. Ma lei non fu sola quella notte. Insieme a Gigliola, infatti, viene condannato a 15 anni, per complicità, anche Ettore Geri, ex amante e padre della figlia Soraya. Fu proprio la bambina, innocente testimone di quella atrocità che durante il processo accusò i suoi stessi genitori di omicidio.

Gigliola Guerinoni viene scarcerata il 12 marzo 2014, dopo aver scontato la condanna a 26 anni di carcere, tre anni prima del previsto. I giudici hanno deciso di applicare uno sconto di pena alla Guerinoni perché hanno preso atto del “comportamento sufficientemente partecipativo” della donna – questo viene espresso letteralmente nel provvedimento – durante l’affidamento in prova ai servizi sociali nel corso del quale si è dedicata “con continuità al proprio lavoro, aderendo alle prescrizioni senza mai assumere atteggiamenti polemici“.

Una storia sordida di provincia che aveva come ingredienti principali il ricatto, il tradimento, l’avidità ed infine l’omicidio e come protagonista una “Bocca di rosa” che altro non sapeva fare che sedurre sempre e comunque fino alla morte.

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Le motivazioni della sentenza di colpevolezza sulla Stampa