Mucca dipinta a zebra

Sembra strano ma è la scienza: una ricerca condotta da scienziati giapponesi ha dimostrato che dipingere le mucche a strisce bianche e nere aiuta l’ambiente.

Il vantaggio delle zebrature

La notizia arriva dal Giappone, dalla divisione zootecnica dell’Aichi Agricultural Research Center. Qui è dove lo scienziato Tomoki Kojima e i suoi collaboratori hanno scoperto che dipingere una mucca con delle zebrature aiuta a tenere lontani mosche e tafani. Questi insetti, infatti, sono una vera e propria tortura per le mucche, specie per i mesi più caldi dell’anno. Gli scienziati, allora, hanno pensato di dipingere 6 mucche nere a strisce bianche (e non 6 mucche bianche a strisce nere!) per vedere che risultati avrebbe portato.


Questo espediente non è stato pensato a caso: è provato infatti che tra gli animali le zebre siano quelle con meno punture di insetti, che sembrano restii a posarsi sulla loro superficie bi-cromatica. La combinazione, infatti, sembra disorientarli ed è stato dimostrato come gli ibridi mucca-zebra subiscano anche il 50% in meno di punture e morsi.

La trovata aiuta l’ambiente

Cosa c’entra l’ambiente con tutto questo? Minori morsi da parte di insetti significa anche dover ricorrere a meno pesticidi e repellenti per gli insetti, molto dannosi per la salute dei bovini.

L’idea degli scienziati, quindi, è stata quella di trovare il modo per tenere lontani questi fastidiosi parassiti senza ricorrere a sostanze tossiche e inquinanti, come quelle attualmente in uso.
Incredibile ma vero, “zebrare” una mucca ha avuto successo. “Questo lavoro fornisce un’alternativa all’uso di pesticidi convenzionali per mitigare gli attacchi dei tafani sul bestiame, migliorando il benessere degli animali e la salute umana” si legge nelle conclusioni della ricerca.
Al di là dei risultati scientifici, però, fa sorridere come la scoperta sia nata da un’ipotesi parecchio divertente: e se dipingessimo le mucche come zebre? Resta da capire cosa ne pensano le mucche stesse di questo cambio di look.

Immagine: ricerca di Kojima T,, Oishi K,, Matsubara Y., Uchiyama Y., Fukushima Y., Aoki N.