sana cheema

In Italia, il processo sull’omicidio di Sana Cheema, 25enne uccisa nel 2018 in Pakistan, rischia di saltare: le autorità italiane non hanno rintracciato i due indagati, padre e fratello della vittima, assolti nel loro Paese per mancanza di prove. La giovane italo-pakistana fu strangolata poco prima del suo ritorno a Brescia, città in cui viveva: si era opposta a un matrimonio combinato dalla famiglia.

Omicidio Sana Cheema: processo a rischio

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il processo previsto in Italia per l’omicidio di Sana Cheema rischia di saltare. La 25enne italo-pakistana fu uccisa nel 2018, dopo essersi ribellata a un matrimonio combinato.

Due gli indagati nell’ambito dell’inchiesta avocata dalla Procura generale di Brescia, attualmente irreperibili: si tratta del padre e del fratello della vittima, Mustafa Gulham (50 anni) e Adnan (32).

Entrambi avevano incassato l’assoluzione in Pakistan, motivata dall’assenza di prove certe a loro carico. La decisione era arrivata a febbraio, quando il tribunale distrettuale di Gujrat, area nord orientale del Paese, aveva chiuso tutto nonostante la conferma dello strangolamento cristallizzata con l’esame autoptico.

In Italia, l’iter preliminare avrebbe un ormai certo orizzonte nel rinvio a giudizio. Significa che i due diventerebbero imputati e dovrebbero comparire davanti ai giudici ma, per legge, il processo non può partire senza notifica dell’avviso di conclusione delle indagini.

Un’odissea senza fine

Quella intorno al delitto di Sana Cheema è un’odissea senza fine, complice il doppio binario delle attività investigative tra Pakistan e Italia. La ragazza viveva a Brescia, dove aveva un tessuto di relazioni ormai stabile e un fidanzato che la sua famiglia, secondo quanto emerso, avrebbe voluto dimenticasse in favore di un matrimonio combinato con il cugino.

Tornata in Pakistan per un breve periodo, sarebbe stata uccisa proprio prima di tornare alla sua vita di sempre, a quell’esistenza lontana dagli imperativi dei parenti e ritenuta un vero e proprio ‘affronto’ al disegno di un futuro già scritto da altri per lei.

Dopo l’assoluzione in patria, la Procura generale allora guidata da Pier Luigi Dell’Osso ha avocato l’inchiesta e il padre e il fratello di Sana Cheema sono stati iscritti nel registro degli indagati. L’omicidio, però, potrebbe restare clamorosamente impunito proprio perché le loro tracce sembrano essersi perse nel nulla.