batteri, antibiotici

Uno studio coordinato dal Politecnico di Zurigo (ETH) lancia l’allarme sulla sempre maggiore resistenza dei batteri agli antibiotici. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Science, ha preso in esame i Paesi in via di sviluppo, mettendo in evidenza la correlazione tra diffusione degli allevamenti intensivi e aumento della resistenza ai principali agenti antimicrobici. L’uso smodato di queste sostanze nel settore zootecnico, sopratutto nelle nazioni a basso e medio reddito, starebbe progressivamente portando alla luce batteri sempre più resistenti, con possibili ripercussioni sulla salute degli animali e dell’uomo.

Il 73% degli antibiotici è usato negli allevamenti

La resistenza agli antimicrobici è un problema globale – ha detto il professor Thomas Van Boeckel, uno degli autori dello studio – Non ha molto senso fare considerevoli sforzi per contrastare il problema in certe aree del mondo, se poi in altre la situazione si sta aggravando in maniera drammatica”.

Il dato di fondo è che, dal 2000, la produzione di carne è cresciuta del 68% in Asia, del 64% in Africa e del 40% in Sud America.

Numeri impressionanti, a cui si è cercato di rispondere con un modello di produzione basato sull’allevamento intensivo del bestiame. L’uso e l’abuso di antibiotici è diventato quindi ricorrente per riuscire a mantenere in buono stato di salute gli animali, basti pensare che il 73% di tutti gli antimicrobici venduti a livello mondiale è usato nel settore zootecnico.

Una mappa globale della resistenza agli antibiotici

Nel complesso i dati parlano di una resistenza superiore al 50% per un terzo degli antibiotici usati sui suini e per più di un terzo di quelli usati sui polli. Comparando centinaia di studi già esistenti, i ricercatori hanno individuato le nazioni in cui la problematica è particolarmente grave. Si tratta, nello specifico, di aree in cui spesso le normative e i controlli non sono ancora in linea con gli standard internazionali: nord-est della Cina, nord-est dell’India, sud del Brasile, Iran e Turchia.

Per mappare queste zone è nata anche una banca dati online, Resistancebank, dove gli addetti ai lavori possono aggiornare e condividere le proprie informazioni. Lo scopo è quello, col tempo, di aiutare allevatori e legislatori a raggiungere una maggiore consapevolezza in fatto di tecniche di allevamento e rischi per la salute.