Rifiuti italiani, Polonia

Che fine fanno i rifiuti delle nostre città? Secondo un’indagine di Greenpeace, almeno 45 tonnellate di rifiuti in plastica, provenienti dall’Italia, si trovano attualmente ammassate nell’area di sosta di un ex distributore di benzina a Gliwice, in Polonia. Per l’associazione ambientalista, questi rifiuti sarebbero al centro di un contenzioso internazionale tra il nostro Paese e la Polonia da oltre un anno, con le autorità polacche che avrebbero parlato di “trasporto illegale di rifiuti”.

Rifiuti “made in Italy”

Ciò che abbiamo documentato in Polonia è inaccettabile e vanifica gli sforzi quotidiani di migliaia di cittadini nel separare e differenziare correttamente i rifiuti in plastica”, ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

I membri dell’associazione che si sono recati sul luogo hanno documentato la presenza di circa 100 balle di rifiuti sul retro della stazione di servizio abbandonata, di cui almeno 50 sicuramente “made in Italy”. Tra i rimasugli di plastica, infatti, erano ben visibili anche le confezioni di famosi prodotti italiani, come pasta e detersivi, ma soprattutto l’etichettatura riconducibile ad un impianto di trattamento dei rifiuti operante in Campania.

Il contenzioso con la Polonia

Secondo quanto riportato da Greenpeace, l’Ispettorato generale per la protezione ambientale polacco (GIOS) aveva consegnato all’associazione ambientalista un dossier, dove metteva nero su bianco i nomi di aziende italiane e polacche coinvolte in quella che definiva “spedizione illegale di rifiuti“.

Secondo l’autorità polacca, cioè, varie tipologie di rifiuti urbani sarebbero partite dall’Italia dirette nel sud della Polonia, al di fuori delle norme europee. Il GIOS avrebbe notificato questo movimento illegale al nostro Paese già nel luglio 2018, ricevendo una replica ufficiale da parte della Regione Campania.

La replica italiana

Contattata da Greenpeace in merito alla vicenda, l’UOD Autorizzazioni Ambientali e Rifiuti di Napoli, la struttura della Regione che si occupa di rilasciare i permessi sulle operazioni di smaltimento dei rifiuti, ha confermato che l’intera spedizione in questione sarebbe stata consegnata e accettata legalmente da un impianto autorizzato in Polonia, nonché correttamente recuperata.

Ma, si interroga Greenpeace, cosa ci fanno allora tonnellate di rifiuti nell’ex area di servizio? Secondo le ricostruzioni, i documenti testimonierebbero effettivamente l’avvenuta consegna del materiale ad un sito di stoccaggio, anche se tale consegna non sarebbe poi mai avvenuta.

Ormai è tutto basato sulle carte e i controlli reali sul territorio non li fa nessuno – ha spiegato a Greenpeace Gianfranco Amendola, docente di Diritto Penale dell’Ambiente presso l’Università La Sapienza di Roma – Però poi nella realtà quello che conta non sono le carte. Infatti, mentre sulla carta risulta tutto regolare, quando si vanno a fare i controlli si scopre che, al contrario, è tutto irregolare”.

(Immagine in alto: Greenpeace.org)