Mona Lisa

Dal mondo dell’arte arriva una storia che abbraccia diversi secoli, famiglie contro istituzioni, un’investigatore privato e conti ai Caraibi. Dietro a tutto c’è il nome dell’artista più famoso al mondo e della sua opera più conosciuta: Leonardo da Vinci e la Monna Lisa.

La storia della “Monna Lisa Precedente”

Si parte dalla fine: a marzo si terrà un processo tra una famiglia di Isleworth (Regno Unito) e la Mona Lisa Foundation. Il motivo del contendere è un quadro posseduto dalla famiglia Gilbert, ma reclamato anche dalla Fondazione. Questo dipinto è chiamato la “Monna Lisa Precedentee, stando agli esperti, potrebbe davvero essere l’originale dipinto da Leonardo da Vinci.


La storia, seguita passo passo dalla BBC, parte proprio dagli inizi del 1500. Lo storico dell’arte Giorgio Vasari afferma che Leonardo lavorò ad una Monna Lisa per quattro anni, per poi lasciarla incompiuta. Altre testimonianze riferiscono che in quel tempo l’artista fiorentino ne stava realizzando due versioni per due diversi clienti.
Fine del prologo, si passa al XX secolo. Nel 1913 il commerciante d’arte Hugh Blaker entra in possesso di questa Monna Lisa Precedente (che si distingue dall’originale soprattutto per lo sfondo incompleto). Capisce di avere tra le mani qualcosa di grosso, ma non riesce ad autenticarla.

Dopo la sua morte, il dipinto passa a Henry Pulitzer, eccentrico commerciante convinto che questa versione sia addirittura più bella della Gioconda esposta al Louvre. Tuttavia, neanche lui riesce a ricavarne molto.

La foto del camino

In suo aiuto arriva una famiglia di amici che si offre di comprare parte del dipinto per aiutarlo. Nel 1964 i Gilbert acquistano quindi il 25% del quadro, che per qualche tempo finisce anche sul loro camino. Da qui una foto unica nel suo genere: l’appartamento di Londra dei Gilbert e una Monna Lisa appesa sul caminetto.
Dopo qualche tempo, il quadro viene spostato in un caveau in Svizzera e, alla morte di Pulitzer e dopo varie vicissitudini, finisce nelle mani di un anonimo consorzio a partire dal 2008.

Nel 2012, la Monna Lisa Foundation dichiara al mondo la presenza di questa seconda (o prima) Monna Lisa e qui la storia dei diritti si complica.
In una prima udienza tra la famiglia Gilbert e la Fondazione, quest’ultima ha affermato che il proprietario del quadro sarebbe una certa Monna Lisa Inc, con sede sull’isola caraibica di Anguilla. I Gilbert si oppongono, impugnano le loro carte e combattono contro la Fondazione, che afferma che la famiglia inglese sia solo in cerca di fama.

Arriva lo Sherlock Holmes dell’arte

In questo thriller manca ancora una figura chiave, quella del detective che guida le indagini. La famiglia Gilbert ha ingaggiato quindi Christopher Marinello, CEO e Fondatore di Art Recovery International. Un’associazione che ha recuperato oltre 510 milioni di dollari in opere d’arte e che si sta occupando del caso per i Gilbert. Alla BBC, lo Sherlock Holmes dell’arte ha dichiarato: “Non mi importa se sia vero o no. Per quanto mi riguarda, è una questione di clienti con contratti d’acquisto”. A lui il compito di seguire le tracce di questo intrigo internazionale.

Il quadro è autentico?

Al di là degli aspetti legali, a interessare è anche il quadro in sé. La Monna Lisa Precedente è davvero di Leonardo da Vinci? Anche qui, i pareri si dividono.
Da un lato c’è il professor Jean-Pierre Isbouts, dalla California. Storico dell’arte, si è recato personalmente in Svizzera per esaminare il quadro e, dopo due ore di osservazione, ha dichiarato che “deve essere di Leonardo da Vinci”. Oltre al raffronto storico del Vasari, a sostegno della tesi ci sono anche gli esami strumentali sul dipinto: la datazione lo colloca proprio tra il 1501-1504, mentre l’istogramma (la grafia digitale dei colori), mostra tratti molto simili a quelli di Leonardo da Vinci.

Il parere contrario

Dall’altra parte, c’è il professor Martin Kemp, che da Oxford fa sapere come tutta la vicenda sia “un sacco di spazzatura”. Kemp smonta la tesi di Isbouts, argomentando in primo luogo che Vasari aveva solo fonti fiorentine e quindi non può sapere che ne è stato del quadro incompiuto una volta che Da Vinci lasciò Firenze. L’entusiasmo per le evidenze scientifiche viene definito eccessivo e questa Monna Lisa altro non sarebbe che una copia, non un originale precedente a quello più famoso. A Kemp poco importa non aver visto il quadro dal vivo, come fatto da Isbouts: per lui le moderne tecnologie non rendono necessaria un’analisi vis a vis con l’opera.

Il valore dell’opera

Dopo tutte queste vicende, resta da capire quanto potrebbe valere l’opera. La sua storia abbraccia secoli, è stata quasi una rovina per molti commercianti d’arte, ma i casi recenti ci hanno insegnato che non per questo il suo valore economico non sia destinato a salire. Così è stato per il Salvator Mundi, venduto per 55 dollari nel 1958 e rivenduto per 450 milioni nel 2017.
In attesa dei processi sui legittimi proprietari di questa Monna Lisa Precedente, il suo valore è stato fissato a 450 milioni. Chi vincerà la battaglia legale, metterà le mani su un vero tesoro dell’arte.

Immagine: Max Pixel