mano di chirurgo che prende bisturi

Interventi chirurgici falsificati in un ospedale di Roma, dove alcune operazioni di chirurgia estetica sarebbero state spacciate come procedure necessarie per curare tumori inesistenti. È questa la notizia, riportata dal Corriere della Sera, secondo cui un primario risulterebbe indagato con altri 14 medici con accuse che vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, al falso. Lo scopo del presunto sistema sarebbe stato quello di scaricare i costi sul Servizio sanitario regionale, consentendo così un risparmio ai pazienti.

Operazioni per finti tumori

Secondo quanto pubblicato dal Corriere della Sera, il primario del centro grandi ustionati e chirurgia plastica di un ospedale romano sarebbe iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta su operazioni di chirurgia estetica spacciate per interventi necessari per curare tumori (poi rivelatisi inesistenti).

L’ospedale in questione al momento non ha dato conferme, ma secondo quanto riportato dal quotidiano il professionista sarebbe indagato con altri 14 medici per ipotesi di reato che vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, passando per il falso.

Il sistema sarebbe stato messo in piedi per scaricare i costi sul Servizio sanitario regionale garantendo così un risparmio ai pazienti. Sarebbero 12 le operazioni di chirurgia estetica spacciate come interventi terapeutici.

Almeno 12 interventi sospetti

Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, il nome del primario sarebbe già noto per un precedente di simile tenore. L’uomo sarebbe finito ai domiciliari per una vicenda analoga nel 2016, e sarebbe tuttora sotto processo.

Uno dei casi richiamati dal quotidiano riguarderebbe una paziente ricoverata nel 2016 con una falsa diagnosi di tumore maligno alla mammella. Dagli accertamenti effettuati in corso d’indagine sarebbe emersa l’assenza della patologia oncologica dichiarata.

Gli interventi estetici, dunque, sarebbero stati fatti rientrare nella fattispecie di quelli rimborsabili, nonostante fossero di natura non terapeutica e quindi non appartenenti a questa casistica.

Secondo gli inquirenti, sarebbero almeno 12 gli interventi chirurgici sospetti, condotti in un arco temporale che andrebbe dal 2014 al 2018.