Ilaria Cucchi

Il coraggio e l’amore: sono i due ingredienti che, tra mille difficoltà, hanno permesso a Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo (suo avvocato e compagno di vita) di portare avanti una delle battaglie giudiziarie più tortuose della storia processuale italiana. Il coraggio e l’amore è anche il titolo del nuovo libro che i due hanno scritto a 4 mani Anselmo e Cucchi, e che si propone di raccontare 10 anni di sofferenza ma anche di rinascita, in un certo senso.

Dieci anni che “sono sembrati un secolo”

Dieci anni ed un mese: tanto sarà stato il tempo necessario per giungere il 14 novembre 2019 ad una sentenza che davvero veda l’Arma dei carabinieri chiamata a rispondere di presunte colpe e depistaggi.

Forse, dopo 10 anni e un mese, ci sarà davvero una risposta ai “come” ed ai “perché”. Un lasso di tempo che a Ilaria Cucchi “è sembrato un secolo”, come ha spiegato a Vanity Fair.

Nel libro vengono raccontati non solo l’impegno, l’angoscia e le difficoltà affrontate dai due compagni -di tante battaglie ed oggi anche di vita- ma soprattutto l’importanza storica di un procedimento giudiziario che per la prima volta riuscirà a valicare il cameratesco muro di omertà che troppo spesso ha caratterizzato le indagini nei confronti delle forze dell’ordine.

Prima avvocato, poi amore

Fabio Anselmo è stato scelto dalla famiglia Cucchi proprio per il profondo senso di giustizia che fu capace di dimostrare nel corso del processo Aldrovandi bis. Oggi come allora, l’avvocato non ha mai voluto credere alla storia raccontata dal primo processo ed ha continuato a battersi per perseguire i veri responsabili.
Della sua compagna, Fabio Anselmo dice: Non si può andare in giro con Ilaria, è come uscire con il Papa. La amano tantissimo perché è una di famiglia, la gente la ferma, la applaude, la abbraccia, le parla, la ringrazia, si commuove”.

La passione di Ilaria

Un secolo di sofferenza lascia necessariamente delle cicatrici ma Ilaria non si vergogna più a mostrarle. La sua sensibilità è ora diventata la sua stessa forza: “Oggi non sono più perfetta, mi sento libera di essere come sono, con le mie debolezze, le mie fragilità. Dieci anni fa non avrei mai pensato di potermi mettere a piangere perché il lavoro andava male: nessuno doveva vedermi piangere”. Si sente una donna migliore attraverso le sue imperfezioni e sa di dovere tutto questo solo ed esclusivamente a Stefano. In mezzo a tutto il dolore c’è stato anche lo spazio per la nascita di una donna diversa, paradossalmente più orgogliosa, libera e felice. Anche naturalmente per la presenza di Fabio il regalo più bello che mi abbia fatto mio fratello, diciamolo“.