Federico Vespa su Instagram

Federico Vespa, conduttore radiofonico su Rtl 102.5, è il figlio di uno dei giornalisti più conosciuti della Rai, ovvero Bruno Vespa. La mamma, invece, è il magistrato Augusta Iannini, che gli ha “salvato la vita senza saperlo“. Nonostante la vita agiata, infatti, la vita di Federico Vespa non è stata tutte rose e fiori e ha voluto raccontare il periodo più buio della sua vita nel libro in uscita L’anima del maiale Il male oscuro della mia generazione.

La depressione di Federico Vespa

In base a quanto raccontato dallo stesso Federico Vespa nel libro, ha sofferto per vent’anni di depressione. Un vero e proprio “mostro“, così come lo ha definito il figlio di Bruno Vespa, in base ad alcuni stralci anticipati da Il Giornale.

Ho passato anni a sentirmi un continuo nodo in gola. Ero l’agnello nella tana dei lupi” ha raccontato lo speaker di RTL 102.5. In particolare, il noto conduttore radiofonico ha sofferto di un “disturbo ansioso-depressivo“, che lo ha portato ad assumere farmaci e seguire terapie, fin da quando aveva soli 18 anni.

Un disturbo che sembrava scomparire, per poi fare nuovamente la sua comparsa, scombussolando inevitabilmente la sua vita. L’aspetto più difficile di tutti, poi, era chiedere aiuto. Come sottolineato dallo stesso Federico Vespa, infatti: “Chiedere aiuto può fare ancora più paura della paura stessa del male, di quel sudore, quell’ansia, quel terrore di perdere il controllo e perfino di diventare aggressivo, di fare male a qualcuno, magari a qualcuno a cui si vuole bene“.

Un male generazionale

Un libro in cui Federico Vespa ha voluto raccontare sé stesso e quello che può essere definito un vero e proprio male generazionale. Non a caso il figlio del noto giornalista ha inserito alcuni riferimenti storici precisi, facendo così emergere il fatto di non aver tanto amato il periodo in cui cresciuto, mentre avrebbe preferito essere giovane quando è nato.

A tal proposito ha scritto: “Sono nato nel 1979, mi pesa dirlo, non lo nego. Un anno prima della mia nascita succedevano molte cose in questo maledetto e affascinante Paese“. Avrebbe preferito “essere vecchio ora ed essere stato giovane allora“, in questo modo “avrei almeno potuto chiedermi perché uno dei più grandi statisti che l’Italia abbia mai conosciuto, Aldo Moro, sia stato prima rapito con il sacrificio degli uomini della sua scorta, poi assassinato dopo una trattativa Brigate Rosse-Stato“.

Credits immagine in alto: Instagram /Federico Vespa