evo morales

Sono ore difficili in Bolivia, dove Evo Morales, ex sindacalista e presidente del Paese, si è dimesso alle 17 di oggi (ora locale). Morales è stato forzato alle dimissioni dopo 2 settimane di violente proteste in tutta la Bolivia e l’ammutinamento delle forze di Polizia. Poco prima il comandante dell’esercito boliviano ha intimato al presidente, la cui rielezione è stata adombrata da accuse di brogli, di lasciare la guida del Paese. Come riferiscono fonti locali, Morales starebbe ora volando in Argentina per chiedere asilo politico.

Bolivia, Morales lascia la presidenza e scappa in Argentina

Con una conferenza stampa Evo Morales, alla guida della Bolivia da 14 anni e primo presidente indigeno del Paese, ha annunciato le sue dimissioni.

Come riporta El Mundo, il comandante generale delle Forze Armate, Williams Kaliman, e della Polizia Nazionale, Vladimir Calderón, hanno chiesto al presidente il passo indietro per evitare la crisi dopo settimane di proteste.

L’ex presidente sarebbe ora in volo verso l’Argentina: “La battaglia continua, questa non è la fine. Se le politiche dell’IFM (Fondo Monetario Internazionale, nda) torneranno accadrà il peggio in Bolivia“, riporta TeleSUR. Insieme a lui ha presentato le dimissioni anche il suo vice, Alvaro Garcia Linera: “Il colpo ha avuto successo“, ha dichiarato.

In un video registrato da una località sconosciuta, Morales ha dichiarato: “Stiamo lasciando la Bolivia come uno Stato indipendente che aveva trovato al sua identità. Abbiamo universalizzato l’acqua potabile, le luci, la comunicazioni, avevamo assicurato la salute pubblica“.

Settimane di proteste dopo i sospetti di brogli elettorali

La crisi in Bolivia è cominciata dopo le elezioni dello scorso 20 ottobre, in cui Morales è risultato vincitore per il quarto mandato. L’opposizione ha denunciato brogli elettorali, che sono stati confermati dal report dell’Organizzazione degli Stati Americani che ha monitorato il voto. “Ho il mio ruolo costituzionale e la mia gestione termina il 22 gennaio del prossimo anno“, ha dichiarato alla radio Panamericana di La Paz Evo Morales, accusando “chi suggerisce le mie dimissioni” di star operando un “colpo di Stato“.

In diverse regioni del Paese sono iniziate proteste violente 2 settimane fa, che si sono intensificate a fine ottobre. Sono state date alle fiamme la casa di un ministro e della sorella dello stesso Morales. Luis Fernando Camacho, uno dei protagonisti dell’opposizione, ha chiesto ad esercito e polizia di “schierarsi con il popolo” mentre la tensione è salita in tutto il Paese. L’8 novembre scorso tre unità di Polizia si sono ammutinate a Cochabamba, Sucre e Santa Cruz. Il 10 novembre, poco prima di lasciare la Bolivia, Morales ha annunciato nuove elezioni nazionali “che, attraverso il voto, consentano al popolo boliviano di eleggere democraticamente nuove autorità“.