Prigione

Arriva la sentenza di condanna per Lara Bombonati, la donna accusata di terrorismo internazionale e arrestata due anni fa. La donna, secondo l’avvocato, va curata per disturbi della personalità e avrebbe inoltre già scontato la condanna.

L’arresto nel 2017

Nel giugno 2017 la sua storia ha fatto clamore: la Digos fermò Lara Bombonati, originaria di Milano ma residente ad Alessandria, nella notte tra il 24 e 25 giugno, con l’accusa di terrorismo internazionale. Assieme al marito Francesco Cascio, originario di Trapani, voleva unirsi allo Stato Islamico e far parte della guerra in Siria. Proprio in quella paese sarebbe avvenuta la radicalizzazione e la formazione come foreign fighter.


L’arresto era arrivato dopo l’espulsione dalla Siria e una serie di intercettazioni. Si è indagato sulle sue connessioni con possibili altre cellule jihadiste italiane. Il marito, intanto, sarebbe morto in battaglia.

La condanna della Corte

Oggi la Corte di Assise di Alessandra ha condannato Lara Bombonati a 2 anni e 8 mesi di prigione. La donna è quindi ritenuta colpevole di associazione a delinquere con finalità di terrorismo.
Di questa condanna, tuttavia, Lara Bombonati avrebbe già scontato la maggior parte della pena, motivo per cui l’avvocato ora ne chiede la scarcerazione. “Sono convinto che a breve verrà scarcerata, perché non ci sono più le esigenze cautelari”, commenta l’avvocato Lorenzo Rapetti.

Dopo il carcere, tuttavia, la aspetterebbe un anno di comunità.

I disturbi di personalità

Secondo l’avvocato il problema con Lara Bombonati va oltre la responsabilità penale. “Va curata. E’ stato accertato dai periti che ha disturbi di personalità tali, per cui il posto ideale per essere curata è una comunità idonea”. La linea difensiva puntava a dimostrare che Lara Bombonati si fosse recata in Siria per seguire il marito, “cui era legata e non poteva dire no per il disturbo di personalità dipendente”.
Tra 90 giorni si sapranno le motivazioni della sentenza.

Il padre della 28 enne ha rilasciato poche parole all’uscita del tribunale: “Non sono la persona adatta per esprimere un giudizio“.