smartphone, Whatsapp

Ha suscitato polemiche la vicenda del titolare di un supermercato di Crotone, che lo scorso ottobre ha licenziato 52 dipendenti con un messaggio su Whatsapp. L’opportunità di trasmettere una comunicazione così importante e delicata, attraverso un semplice messaggio istantaneo, ha creato varie perplessità, sia da parte dei sindacati che della stessa Carrefour Italia, che con una nota aveva preso le distanze dall’accaduto. Eppure, la possibilità per un datore di lavoro di licenziare i propri dipendenti con queste modalità è prevista a livello giuridico.

Il messaggio di Whatsapp ha valore legale

Una nota sentenza del Tribunale di Catania del 2017 ha stabilito la legittimità del licenziamento via Whatsapp, perché esso assolve l’onere della forma scritta con il quale deve essere comunicato al dipendente.

La legge, infatti, prevede che il licenziamento non possa mai avvenire oralmente, ma debba sempre passare attraverso un documento scritto. Sulla natura di tale documento si è dibattuto a lungo, ma la sentenza di Catania ha rilevato come un semplice messaggio di Whatsapp possa assolvere a questa funzione: è in grado, cioè, di identificare chiaramente mittente e destinatario, di fornire una prova della ricezione e lettura del messaggio (attraverso i simboli di “spunta”) e di individuare con precisione data ed orario in cui tutto ciò è avvenuto.

Offese al capo nella chat privata

Del resto già la Cassazione, nel 2017, aveva stabilito che le conversazioni su Whatsapp possono costituire una prova legale a tutti gli effetti, anche in sede processuale. A questo proposito, un altro tema di rilievo è quello legato ai licenziamenti che avvengono “a causa” di Whatsapp, per esempio con conversazioni denigratorie nei confronti del datore di lavoro, il quale potrà poi utilizzarle per giustificare l’allontanamento del dipendente. Si tratta di un argomento reso ancora più complesso dalla questione della privacy: come riporta il Resto del Carlino, con una sentenza dello scorso ottobre il tribunale di Modena ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente.

Le sue offese nei confronti del capo erano avvenute in una chat privata e confidenziale con un collega e, quindi, non erano legittimamente utilizzabili ai fini disciplinari.