daniela carrasco, el mimo

Torturata, violentata e nuovamente torturata per poi essere uccisa impiccata ad una ringhiera. Il suo corpo lasciato lì a marcire, senza nessuno che se ne occupasse. È questa la sorte toccata ad una giovane donna di 36 anni, Daniela Carrasco, la sua colpa? Prendere parte in modo pacifico alle proteste in Cile.

El mimo, morte di un simbolo

Si chiamava Daniela Carrasco, ma molti la conoscevano come El Mimo. Una donna, un’artista di strada che aveva scelto come personaggio quello che più felice. Dopo aver preso parte alle proteste in Cile nei giorni scorsi, di Daniela Carrasco si erano perse le tracce fino al 20 ottobre scorso.

Il suo corpo è stato ritrovato impiccato vicino alla cancellata di un parco della periferia di Santiago. Solo 6 giorni prima El Mimo era stata vista mentre due carabinieros la portavano via dalla manifestazione.

Il referto dell’autopsia

Secondo il referto ufficiale dell’autopsia consegnato alla famiglia, El Mimo è morta per soffocamento a causa della corda che le stringeva il collo. Eppure la morte di Daniela Carrasco è avvolta nel mistero e l’associazione Ni Una Menos denuncia tutt’altro. Daniela Carrasco è stata violentata e torturata ripetutamente dai carabinieros cileni perché diventata un simbolo e come tale sarebbe stata usata per dare un esempio.

Secondo la denuncia di Ni Una Menos infatti, El Mimo sarebbe stata violentata fino alla morte.

Simbolo della protesta in Cile

Daniela Carrasco era una delle tante donne cilene scese in piazza insieme ad altre migliaia di persone, nelle tante proteste che si sono susseguite dal 20 settembre scorso. Durante una delle ultime manifestazioni era stata più volte immortalata e forse è stato proprio questo a costarle la vita.

Una campagna mediatica

La morte di un simbolo però non è qualcosa che passa inosservata. La tragica scomparsa di El Mimo, complice anche la denuncia di Ni Una Menos, ha innescato un tam tam mediatico che chiede giustizia per la donna.

Sotto l’hashtag Justicia Para Daniela, sono in tanti che condividono post in memoria della Carrasco e chiedono verità e giustizia.

Le proteste in Cile

Le proteste sono scoppiate in primis per l’aumento del prezzo del biglietto della metro di Santiago del Cile del 3,7%. Nonostante sia stato immediatamente cancellato, questa decisione iniziale è stata la miccia che ha innescato un movimento popolare alimentato da anni di malcontento.

Clima di repressione

Una contestazione sociale che ad ora ha causato 23 morti, 2400 feriti circa di cui la metà colpiti da pallottole vaganti. I dati allarmanti non finiscono qui, in tutto ci sono stati 17mila arresti di cui 950 preventivi. Una situazione da regime che punta il dito proprio contro i carabinieros, le forze dell’ordine locale che si sono resi protagonisti di atti efferati. Nonostante non ci siano prove, sono tante le accuse di stupri e torture ai danni dei manifestanti arrestati.

Credits immagine in alto: Twitter- viejonarquista