sardine

Nate a Bologna, dove sono scese in piazza in occasione della presentazione della candidata della Lega Lucia Borgonzoni, il movimento delle sardine si sta ora allargando in tutta Italia. Questa sera il flash mob è stato indetto a Palermo, ma altri appuntamenti in varie città italiane sono già in programma. Nel manifesto pubblicato dai promotori, le sardine si presentano come forza apartitica in reazione contro i populismi.

Sardine da Torino a Palermo: i flash mob anti-populismo

Questa sera la piazza che le sardine hanno invaso è nel capoluogo siciliano, davanti il Teatro Massimo, con lo slogan “Palermo non si lega“.

Un flash mob nato dopo l’onda che da Bologna ha attraversato l’Italia, portando migliaia di persone a manifestare con l’iconico simbolo di questo movimento spontaneo, la sardina appunto. Altri appuntamenti sono previsti a Perugia, Napoli, Torino, Reggio Emilia, ma anche a New York, dove è previsto un flash mob il 24 novembre. Le “6000 sardine” di Bologna sono pronte a sfidare i populisti, accusati di aver “rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini“.

Cos’è il movimento delle sardine

La prima adunata è avvenuta lo scorso 14 novembre a Bologna, indetta da quattro 30enni: Mattia Santori, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Andrea Garreffa.

Le sardine sono state prese come simbolo dopo che l’evento è stato presentato con l’intento di riempire Piazza Maggiore a Bologna “stretti come sardine” (diventate le “fravaglie” a Sorrento, i pesciolini per la frittura). Sulla pagina Facebook è comparso un manifesto per chiarire per cosa combatte il movimento, definito “La più grande risposta al populismo di destra” dal fondatore Mattia Santori, economista 32enne.

Cari populisti, lo avete capito.

La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata“, si legge nel manifesto, “Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla“.

Per chi se lo fosse perso, ecco il discorso che abbiamo letto in Piazza Maggiore:Bologna, 14 novembre, ore 20.45La…

Gepostet von 6000 sardine am Mittwoch, 20. November 2019

Quel voto della politica da colmare

Le sardine sono nate spontaneamente e senza un partito di riferimento, anzi secondo i promotori proprio per rispondere alla mancanza di una proposta politica.

Abbiamo scoperchiato un vuoto che evidentemente era molto più grosso di quanto pensassimo“, ha dichiarato a PiazzaPulita Mattia Santori, “È un movimento spontaneo e poi una grande dimostrazione di partecipazione non violenta e di avvicinamento alla politica. Abbiamo una massa di cittadini che si sta avvicinando alla politica chiedendo una politica seria“.

Le reazioni dei partiti

Le sardine si indirizzano principalmente contro i metodi politici di Matteo Salvini, leader leghista, il quale ha risposto rilanciando “Gattini per Salvini“, pubblicando la foto di un gattino con in bocca una sardina. Il senatore ha dichiarato di voler incontrare i cittadini scesi in piazza, ma sembra che non ci sia possibilità di manovra. Gli esponenti del movimento hanno fatto sapere di non voler interagire in alcun modo con Salvini, così da non offrirgli ulteriori spazi di visibilità. Va invece giù più dura Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che ha dichiarato come secondo lei le sardine siano “telecomandate” da Romano Prodi, il quale ha smentito.

Dall’altra parte del campo, il Partito Democratico e le altre forze di centro-sinistra appoggiano le sardine, le quali però sembrano far parte più dell’elettorato deluso che veri elettori dem, almeno in parte. “Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie“, si legge nel manifesto. Il punto focale su cui sembrano concentrarsi ora i canali politici tradizionali sembra sia come intercettare questa richiesta di rappresentanza che arriva dalle piazze. Un’impresa che per le forze di centro-sinistra potrebbe essere più difficile di quanto sembri.