Giulio Lolli, imprenditore italiano, estradato dalla Libia all’Italia: è accusato di terrorismo e traffico di armi. Era latitante da 9 anni (Immagine di repertorio)

Arrestato 2 anni fa a Tripoli (Libia) e condannato all’ergastolo con l’accusa di terrorismo internazionale e fiancheggiamento di un gruppo estremista separatista, l’imprenditore bolognese 54enne Giulio Lolli ha fatto ritorno in Italia. Per la giustizia italiana era latitante già da 9 anni. Cioè da quando il sostituto procuratore di Rimini Davide Ercolani lo aveva indagato per associazione a delinquere, truffa, falso e appropriazione indebita. Le autorità libiche e italiane hanno infine trovato l’accordo per l’estradizione in Italia del “pirata” Lolli. Ora si trova nel carcere di Regina Coeli indagato per terrorismo internazionale, traffico d’armi e i reati legati alla bancarotta della società Rimini Yacht.

La fuga a bordo di una yacht nel 2010

Prese a farsi chiamare Capitan Karim, ma era anche soprannominato “il pirata”. Si guadagnò il soprannome quando, dopo le indagini per truffa ed estorsione, Lolli riuscì a fuggire con una corsa in mare a bordo di uno yacht degna di un film d’azione hollywoodiano. Raggiunse Tripoli, dove godeva della protezione della famiglia del presidente di allora Ben Alì, scrive Agi. Nel 2011 venne però arrestato grazie ad un’operazione congiunta dell’Interpol e delle forze del Colonnello Gheddafi. Venne tuttavia liberato insieme ad altri prigionieri politici da truppe ribelli. Si unì a loro e sposò una donna libica.

Le indagini per terrorismo e traffico di armi partirono tra maggio e giugno del 2017 da due controlli in acque internazionali, al largo della Libia. I controlli vennero effettuati da navi della “Operazione Sophia”. Trovarono così armi da guerra, fra cui lanciarazzi e mine anticarro. Oltre a Lolli sono indagate altre 3 persone.

Lolli “comandante delle forze rivoluzionarie della marina”

Gli inquirenti son convinti, prosegue Agi, che Lolli e i suoi complici abbiano sfruttato la propria esperienza marittima, e almeno due mezzi navali provenienti dall’Italia, per formare, organizzare e rifornire le milizie del cartello islamista Majlis Shura Thuwar Benghazi.

Secondo l’accusa Lolli è stato uno dei comandanti del cartello, con la carica ricoperta fino all’ottobre 2017 di “comandante delle forze rivoluzionarie della marina”. Secondo quanto spiega Agi, il cartello di cui faceva parte Lolli era una formazione jihadista controllata dall’organizzazione terrorista Ansar Al Sharia, affiliata ad Al Qaeda, sino allo scioglimento nel novembre 2017. Il cartello aveva come base operativa Misurata (terza città più popolosa della Libia) ed era molto attiva nel 2017 a Bengasi. Dalle indagini è emerso che Lolli, latitante in Italia per il fallimento della società di yacht di lusso Rimini Yacht, sfruttava il cartello per fornire armi ai soldati di Bengasi.

L’arresto, l’ergastolo ed infine l’estradizione

Nel 2017, la squadra antiterrorismo libica Al Rada riuscì ad acciuffarlo nuovamente. Lo scorso 8 settembre, dopo 2 anni dietro le sbarre, è arrivata la condanna all’ergastolo. Ed ora, infine, l’estrazione in Italia. L’Ansa rivela che Lolli è stato stato consegnato al Ros dei Carabinieri grazie all’Ambasciata Italiana di Tripoli, coadiuvata dall’Ufficiale di Collegamento della Polizia di Stato, il Ministero della Giustizia, Ministero degli Esteri e la Procura della Repubblica di Rimini. Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma Cinzia Parasporo si legge: Concreto e attuale il pericolo che possa commettere reati in armi e di terrorismo, stanti la gravità dei fatti e l’inserimento in un chiaro contesto eversivo”.