macerie di una casa

Nel giugno 2016 un’esplosione sventrò una palazzina di via Brioschi, a Milano, spazzando via la vita di 3 persone. Il processo a carico di Giuseppe Pellicanò si chiude con la sentenza di Cassazione: 30 anni di carcere in via definitiva al pubblicitario accusato di strage e devastazione, verdetto che ha confermato l’esito d’appello. In primo grado era arrivato l’ergastolo.

Pellicanò condannato a 30 anni

Giuseppe Pellicanò, accusato di strage e devastazione nell’ambito del processo sull’esplosione del suo appartamento in via Brioschi, a Milano, è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.

Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione, con una sentenza che conferma l’esito del secondo grado di giudizio.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei legali dell’uomo e della Procura generale, la quale era intervenuta contro la riduzione di pena ottenuta dall’imputato in appello. In primo grado, infatti, era arrivata la condanna all’ergastolo.

L’esplosione di via Brioschi

Era il 12 giugno 2016 quando una violenta esplosione sventrò una palazzina di via Brioschi, a Milano, spazzando via le vite di Micaela Masella, ex compagna dell’imputato, e di Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, 28enni vicini di casa della famiglia.

Nell’esplosione rimasero ferite anche le figlie di Giuseppe Pellicanò, sopravvissuto alla tragedia che, secondo la giustizia, lui stesso provocò in una terribile domenica di sangue e paura.

All’epoca dei fatti, Pellicanò avrebbe di fatto ammesso di aver manomesso il tubo del gas all’interno della cucina dell’appartamento posto all’ultimo piano del palazzo in cui si consumò poi la strage.