giulia lamarca

Qualche settimana fa, la storia di Giulia Lamarca è arrivata alla cronaca nazionale, grazie alla sua battaglia intitolata #dirittoalvolo. Attraverso una serie di story pubblicate sul suo account Instagram, aveva evidenziato il calvario che è costretta a sopportare ogni volta in cui decide di prendere un aereo. “Siamo in aeroporto e stiamo avendo i soliti problemi infiniti. Sto avendo nuovi problemi con tutti per la carrozzina. Tra un po’ mi metto a piangere”, così avevo iniziato il suo sfogo. 

Intervistata da The Social Post, Giulia ha raccontato la sua storia e le innumerevoli ingiustizie che le compagnie aeree fanno ancora subire a chi si trova costretto su una sedia a rotelle.

 

L’incredibile coraggio di Giulia

8 anni fa, Giulia ha subito un terribile incidente. “È stato un incidente molto banale. Io ero in scooter, trasportata dal ragazzo con cui stavo all’epoca, e siamo semplicemente scivolati. – ha spiegato – Però, in questo scivolone io mi sono ribaltata all’indietro e, in questo modo, mi sono fatta parecchio male. Da lì è nato tutto”. Da quel momento, infatti, è rimasta paralizzata dalla vita in giù.

 

Io sono cambiata tantissimo rispetto a prima. Il mio spirito è lo stesso, perché sono sempre stata così combattiva e vivace. Però, entri a far parte di un’altra categoria. Non amo le etichette e le classificazioni, ma comunque la gente ti guarda in maniera diversa ed entri a far parte di quella categoria. È forse questo che mi ha cambiata: io mi sento come prima, ma so di essere vista in modo diverso”, ha raccontato. 

Questa nuova vita le ha fatto anche scoprire di avere una forza e coraggio pazzeschi.

Allo stesso tempo, però, l’ha portata a concentrare le sue energie sulla lotta contro le difficoltà che chi è costretto su una sedia a rotelle deve subire. Dopo la laurea magistrale in Psicologia Clinica e di comunità, ha iniziato a lavorare come psicologa nell’ambito organizzativo. Nello specifico, come lei stessa più volte sottolinea e i suoi social network raccontano, si occupa di inclusione delle diversità e disabilità nei contesti aziendali.

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“Il volo aereo mi fa sognare”

Ma la sua passione più grande riguarda i viaggi: “Ho sempre amato viaggiare. Principalmente, quando ero piccola, i viaggi erano le vacanze estive con i miei genitori.

Mi è sempre piaciuto il cambiamento: non eravamo una famiglia che andava 2 anni di fila nello stesso posto”.

La passione in sé è, però, nata dopo l’incidente e a seguito del ricovero in ospedale durato un anno. “La prima volta che ho sentito il calore sulla pelle ero rimasta scioccata da questa cosa. Sono quelle sensazioni che uno dà tutta la vita per scontate e, quando ti vanno a mancare, ti scioccano se le riprovi. Quindi, la mia passione è nata da lì – ha sottolineato – Un giorno, mio marito mi ha detto: ‘Andiamo in Australia per ridere.

Vedrai che ti piacerà, ti accorgerai che il mondo è molto più accessibile lì’. Così ho fatto il mio primo volo di 19 ore e ho imparato che il volo aereo mi fa sognare. Lo trovo l’emblema di quanto, nonostante uno non cammini, in realtà va lontano.

Le difficoltà

Ciononostante, l’amore per i viaggi le fa subire notevoli frustrazioni ogni qualvolta vorrebbe prendere un aereo. Giulia, infatti, ha spiegato le difficoltà che sta riscontrando maggiormente: “I problemi ci sono a livelli diversi, a partire dal sistema di prenotazione online.

Per me, oggi, è impensabile che non sia chiaro a chi devi mandare la mail per ricevere assistenza o magari devi andartela tu a cercare su un sito. C’è anche il fatto che non è che ci siano assistenze ovunque in tutti gli aeroporti del mondo. Magari nelle città europee sì, ma, per esempio, in Thailandia no, nonostante sia una meta turistica a grandi livelli”.

Non è tutto: “Ci sono anche tutti gli altri aspetti che riguardano il fatto che sei soggetta a una quantità di domande imbarazzanti, fatte e ripetute centinaia di volte nel giro di 2 ore.

Sono domande che non hanno senso, perché tu hai già mandato una mail esplicativa prima a tutti. Certo è che, se serve per la sicurezza, io sono la prima a fornire le informazioni necessarie. Però, se nessuno di voi, che fate parte del mondo del volo, si parla e io devo subire cento domande, diventa frustrante per chiunque“. 

A ciò si aggiunge anche una problematica che sembrerebbe banale, ma è particolarmente rilevante: “In molti aerei, i bagni hanno solo il logo dei disabili, perché per il resto le dimensioni non sono quelle adeguate. È vero che alcuni stanno costruendo dei bagni per disabili, ma io non li ho mai visti.

In aggiunta, anche se il bagno per disabili c’è, molti aerei non hanno la carrozzina a bordo, che per legge dovrebbe esserci”. 

Quello che non funziona

Quando le abbiamo chiesto cosa non stia funzionando nel sistema in generale, Giulia ha dimostrato di avere idee precise: “Le leggi sono chiare. Il problema è che le Compagnie non vengono multate, nel caso in cui non dovessero rispettare queste leggi, e non c’è una supervisione accurata. Quello che racconto io è anche l’esperienza di tanti, non l’esperienza di un solo volo Milano-Parigi. 

Secondo me, l’origine di tutte queste difficoltà è nella raccolta dati.

I dati ci sono. Molte persone che sono nel settore mi hanno risposto: ‘È un problema di costi’. – ha continuato – In realtà, non è vero, perché i numeri ci sono. Non vengono ben raccolti i dati sulle richieste di assistenza negli aeroporti. Quindi, non si riesce a fornire una statistica completa”. 

Inoltre, Giulia ha sottolineato: “Ci tengo a dire che, quando parlo di disabilità, non parlo solo della mia. Mi riferisco a tutte. Dal diabetico che richiede un pasto per diabetici in aereo a una persona come me, che richiede assistenza perché non può alzarsi dal posto a sedere”.

“È un’idea di business”

Al di là della sua campagna di sensibilizzazione #dirittoalvolo, per la quale ha recentemente lanciato una petizione sul sito Change.org, la 28enne ha qualche programma in mente per combattere contro queste difficoltà: “Io ho iniziato a essere presente su Instagram da un anno e ho già iniziato a propormi come travel blogger. Quello che porto alla luce alle Compagnie è questo: voi fate delle campagne di pubblicizzazione con 10 travel blogger. Ora, sceglierne una che ha una disabilità e che possa darti un riscontro, aprendoti il mondo a un altro pubblico, secondo me è un dovere.

Lo vedo anche come un’idea di business. Questo lo faccio peraltro nelle aziende e vedo che nel settore della disabilità è un business. 

“Ma come è possibile che nessuno sia ancora arrivato a capire che si tratta di un’esigenza di mercato a cui bisogna dare risposta? – ha chiarito – Non mi piace venderla come un fatto etico e associazionistico, ma è un business. Noi compriamo il biglietto come tutti gli altri, non abbiamo sgravi, lo paghiamo tutti uguale”. E ha aggiunto: “Credo che una persona con disabilità otterrà la parità dagli altri, quando verrà vista come un lavoratore normale, come un oggetto e un cliente normale”.

 

Annullare il tabù della disabilità

Giulia ha concluso, lanciando un messaggio a chi convive con la disabilità: “Consiglio di non mollare, di capire quali siano i propri dirittiPrima ancora di dire il problema dei bagni in aereo, tante volte io mi sono detta: ‘No, Giulia, non dirlo altrimenti ledi la tua immagine’. Poi, ci ho pensato e ho detto: ‘No, è un mio diritto’. Consiglio di avere consapevolezza di quello che si è, di essere orgogliosi di sé stessi. Consiglio anche di non confondere la paura di mettersi in gioco e di verbalizzare le proprie difficoltà con l’idea di ‘è meglio che non lo dica’”.

 

Infine, ha chiosato: “Bisogna riappropriarsi di quelli che sono i nostri diritti, di quella che è la nostra normale vita. Perché, a volte, parlare di un bambino o un animale è normale, mentre parlare di una persona che ha queste difficoltà deve essere un tabù?