Mauro Romano

Bianca cerca il figlio da 42 anni, da quando, il 21 gugno 1977, le tracce del suo bimbo, Mauro Romano, si sono perse in un cold case che attraversa i decenni. Una scomparsa i cui contorni sembrano aver inghiottito quel bambino di 6 anni svanito nel nulla a Racale (Lecce), mai più tornato all’affetto della sua famiglia. Oggi c’è una svolta: un uomo, la cui identità graviterebbe intorno a questa terribile storia, è attualmente indagato per pedofilia.

Che fine ha fatto Mauro Romano?

Se mio figlio fosse vivo, sarebbe già tornato a casa in questi 42 anni“.

Lo dice Bianca, tra le lacrime che sono ormai compagne della sua triste sorte di mamma, ai microfoni di Storie Italiane, chiedendo che venga fatta giustizia.

Piange per suo figlio, Mauro Romano, scomparso nel 1977, all’età di 6 anni, e mai più ritrovato. Un cold case immerso nelle sabbie mobili di una soluzione che sfugge da decenni, su cui ora pende una possibile svolta.

Il caso di Mauro potrebbe essere una delle terribili pagine di un capitolo molto più ampio e denso di orrori, dietro l’ombra della pedofilia.

Oggi, che quel bimbo avrebbe quasi 49 anni, c’è un indagato per questo reato e si tratterebbe dello stesso uomo che, all’epoca, fu denunciato per il presunto rapimento del minore (e poi scagionato).

Originario di Taviano, 71 anni, sarebbe l’autore di una serie di telefonate anonime fatte all’epoca dei fatti alla famiglia del piccolo Mauro. Circa 40 anni fa, secondo quanto riportato dall’Ansa, fu arrestato per tentata estorsione: chiedeva soldi ai genitori del bimbo scomparso in cambio di presunte notizie su di lui.

Le ricerche ripartono da un pozzo

42 anni dopo l’ultimo contatto con Mauro, la famiglia si trova davanti a una possibile svolta.

Le ricerche del figlio sono ripartite su impulso di una nuova indagine, legata a un tessuto di presunti reati di pedopornografia, che potrebbe celare elementi risolutivi per il giallo di Mauro Romano.

È un’ipotesi sfociata nella recente attività di ricerca condotta, secondo quanto riportato dall’Ansa senza esito, in un pozzo di contrada Fichella a Taviano. Sul posto gli uomini del Nucleo Speleo-alpino-fluviale (Saf) dei Vigili del fuoco e i Carabinieri, che si sono occupati degli accertamenti che il sostituto procuratore di Lecce avrebbe disposto nell’ambito dell’attuale inchiesta su una presunta rete di pedofili.

La famiglia, che ha precisato di non voler trovare un colpevole a tutti i costi, chiede che vengano vagliate attentamente tutte le ipotesi e le novità del caso, per arrivare alla soluzione.

L’avevo lasciato a casa dei miei suoceri – ha ricordato la madre di Mauro Romano in tv – credevo che l’avremmo trovato. (…) Le forze dell’ordine accusavano la famiglia, accusavano noi genitori. Dicevano che era successo tutto in famiglia, che mio padre aveva ammazzato mio figlio, e che mia madre lo aveva sepolto. Mia madre era storpia, dove andava? Mio padre stava sempre a letto. Io e mio marito siamo andati poi a vivere in Svizzera, perché non potevo più restare in Puglia. Chiedo che decada questo velo di omertà, cosa ho fatto io di male? Perché non mi aiutano?“.