lombrico

Il 5 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del suolo. Istituita dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del suolo come componente fondamentale della vita sul nostro pianeta. Senza una sua corretta gestione, la biodiversità e tutte le attività umane connesse all’agricoltura sarebbero fortemente compromesse. Alcuni recenti studi hanno evidenziato come la salute del suolo sia direttamente collegata a quella degli esseri viventi che lo abitano e ad una creatura, in particolare, che spesso sottovalutiamo: il lombrico.

Il ruolo dei cambiamenti climatici

Uno studio a livello globale, realizzato da molte università e istituti di ricerca e pubblicato sulla rinomata rivista Science, ha mappato la presenza di questo piccolo invertebrato nelle varie parti del mondo. Basata sui dati provenienti da quasi 7mila siti in 57 Paesi, la ricerca ha rivelato che i cambiamenti climatici, relativi a temperature e precipitazioni, sono in grado di influenzare la distribuzione dei lombrichi molto più di quanto si ritenesse in passato. È un elemento preoccupante, perché dalla salute di questo essere vivente dipende quella di molte altre specie, e indirettamente anche dell’uomo.

Rendono più fertili i terreni

Molti di noi, da bambini, hanno tenuto in mano un lombrico senza probabilmente essere consapevoli di quanto importanti questi animali siano per l’ambiente e per le cose su cui si basa la nostra vita”, ha spiegato alla BBC la dottoressa Helen Phillips, una delle autrici dello studio. Componenti chiave del sistema ecologico, i lombrichi svolgono la funzione vitale di decomposizione e riciclo dei nutrienti del terreno, di cui modificano sia la struttura fisica che le caratteristiche biochimiche, rendendolo più fertile e adatto alle coltivazioni umane.

L’incognita del futuro

La ricerca ha anche messo in evidenza una particolare diffusione dei lombrichi: le regioni tropicali hanno solitamente la più grande biodiversità per quanto riguarda gli animali che vivono in superficie, ma non altrettanto si può dire del sottosuolo. In queste regioni calde e umide, infatti, i ricercatori hanno trovato molte meno specie di lombrichi rispetto a quelle rinvenute nelle zone temperate dell’Europa. Se da un lato questo elemento rappresenta una nota positiva per il Vecchio Continente, dall’altro non è ancora chiaro quale impatto potranno avere i futuri cambiamenti climatici su questa piccola ma fondamentale creatura, e quindi sull’agricoltura in tutto il pianeta.