Una tragedia nella tragedia quella che ha colpito due giovanssime residenti a Marina di Massa. Nel 2013 il loro padre uccise la madre e tentò di uccidere anche l’uomo che credeva il nuovo compagno della donna. Nella sparatoria l’uomo è rimasto ferito e ora l’inps chiede i danni alle figlie.

Una notizia che ha sconvolto tanto la famiglia quanto l’opinione pubblica, che si è unita allo zio delle ragazze in un appello accorato a Mattarella. Il Presidente della Repubblica non è rimasto in silenzio.

Richiesta annullata

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 17- Si apprende che l’Inps non effettuerà nessun risarcimento; la richiesta era un atto dovuto.

Lo ha dichiarato il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico a Radio Capital: ”La lettera con la richiesta di risarcimento è un atto dovuto ma l’Inps ha già contattato i familiari avvisandoli che non ci sarà alcun atto esecutivo”.

La famiglia può tirare ora un sospiro di sollievo, commosso lo zio delle ragazze che si era prontamente attivato e per primo aveva richiesto l’aiuto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Per noi Mattarella è un faro e ci commuove apprendere che una figura del suo spessore abbia deciso di aiutarci.

Grazie” ha scritto su Facebook. 

Mattarella Chiama il ministro del lavoro

Secondo un’indiscrezione trapelata nel primo pomeriggio di oggi, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro del lavoro Nunzia Catalfo per risolvere la drammatica situazione. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli.

L’appello del ministro Bellanova

Anche il ministro Teresa Bellanova ha lanciato un appello in merito alla questione, rivolgendosi però direttamente al Presidente dell’Inps. “Faccio appello al presidente dell’INPS, Pasquale Tridico” scrive su Facebook.

A Marina di Massa, nel 2013, Marco Lojola uccise l’ex moglie, ferì gravemente un uomo e si uccise.

Quel terribile femminicidio risparmiò due vittime, le più fragili: le figlie della coppia. Oggi l’INPS chiede alle due ragazzine 124mila euro per pagare l’indennità di malattia e l’assegno di invalidità all’uomo ferito dalla furia omicida del padre. Un atto legittimo ma contrario a ogni buonsenso. Come Stato abbiamo il dovere di proteggere le vittime di femminicidio, non di vessarle. L’INPS rinunci al recupero coattivo di quelle somme, troviamo una soluzione a questo crudele paradosso. Quelle due giovanissime donne hanno già pagato un prezzo altissimo” ha concluso il ministro.

Uccide la moglie e si suicida

I fatti risalgono al 28 luglio 2013, quando un uomo, Marco Loiola, operaio 40enne, accecato dalla gelosia e dal rifiuto della separzione, uccise la moglie di 38 anni, Cristina Biagi. Loiola era entrato nel ristorante in cui la donna lavorava, sparandole a sangue freddo. Per lei non c’è stato scampo e, dopo il gesto, Loiola si è suicidato.

Fin qui sembrerebbe una tragica storia di femminicidio in cui oltre alla vittima principale, cioè Cristina Biagi, ci sono anche le figlie rimaste orfane e che ora sono costrette a pagare circa 124mila euro di indennità.

A chi? A un’altra persona rimasta coinvolta nella follia di Loiola.

La questione dell’indennità

Le due ragazze, che dopo la morte dei genitori sono state accudite dalla famiglia, secondo la legge italiana dovranno risarcire di 124mila euro un uomo rimasto coinvolto. Si tratta di un amico di famiglia che Marco Loiola credeva essere il nuovo amore della moglie. Loiola gli ha sparato 6 colpi di pistola ai quali fortunatamente è sopravvissuto ma riportando danni.

Il legale: “Una richiesta legittima”

Il legale della famiglia di Cristina Biagi spiega che la richiesta è legittimaanche se immorale“.

Come spiega l’avvocato Francesca Galloni: “Se Loiola fosse stato ancora in vita, ovviamente l’inps avrebbe chiesto a lui la somma. La legge prevede che ci si rifaccia sugli eredi”.

Secondo quanto riferito, le due giovanissime sono in possesso di un immobile ereditato e di una piccola pensione che il nonno sta mettendo da parte per il loro futuro, ma la sua vendita non copre la cifra richiesta dall’Inps.

Una vicenda “umanamente orribile”

Un meccanismo che non lascia scampo a due giovanissime che con una serie di colpi di pistola hanno perso tutto. Una vita che sarà per sempre segnata da un trauma impossibile da dimenticare e che ora verrà loro costantemente ricordato.

La famiglia però non è disposta a cedere poiché questa è una vicenda “umanamente orribile”, come scrive lo zio delle giovani su Faacebook. “Questa è la battaglia che stiamo affrontando e affronteremo per le nostre nipoti, fino ad una soluzione definitiva che restituisca loro un futuro e per tutti coloro che rimangono e tentano di ricostruirsi semplicemente stringendosi l’uno con l’altro. “Dignità, significa restare con la schiena diritta e mostrare la propria ferita come una bandiera”.