banca popolare di bari

La Banca d’Italia ha deciso ieri il commissariamento della Banca popolare di Bari, una delle più grandi del Mezzogiorno. A pesare nella scelta di Palazzo Koch l’alto numero di crediti deteriorati della banca, oltre alle ingenti perdite valutate per il 2018 in 420 milioni. In tarda serata di venerdì si è riunito il Consiglio dei Ministri per emanare un decreto legge con cui procedere al salvataggio. Un nulla di fatto per l’opposizione di Italia Viva, il cui esponente Luigi Marattin ha criticato la volontà di procedere con soldi pubblici.

Banca popolare di Bari verso il salvataggio

La situazione della Banca popolare di Bari si aggrava dopo l’intervento della Banca d’Italia, che ne ha decretato l’amministrazione straordinaria.

I commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini sono subentrati dopo lo scioglimento degli organi amministrativi, a causa delle ingenti perdite patrimoniali. La banca per il momento prosegue regolarmente la propria attività, ma si lavora per trovare una soluzione per il suo rilancio.

Nonostante il premier Giuseppe Conte avesse dichiarato che “al momento non c’è nessuna necessità di intervenire con nessuna banca“, la convocazione d’urgenza a Palazzo Chigi per decidere il piano di salvataggio ha reso ancora più tesi i rapporti nella maggioranza.

In discussione la ricapitalizzazione tramite la dotazione al MicroCredito Centrale dei capitali necessari per tamponare la situazione. In seguito si prospetta l’intervento del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, operazione che secondo le stime costerebbe un miliardo di euro.

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Gepostet von Luigi Marattin am Freitag, 13. Dezember 2019

Italia Viva contro il salvataggio: tensione nella maggioranza

Contraria all’operazione Italia Viva, che ieri non ha partecipato al Consiglio dei Ministri. A spiegare la posizione del partito di Matteo Renzi è Luigi Marattin, il quale rivendica le operazioni di salvataggio condotte tra il 2015 e il 2017, quando “erano altri a dire che stavamo solo ‘salvando i nostri amici banchieri’, e a montare una delle più vergognose campagne populiste della nostra storia recente“.

La differenza questa volta, si legge sul post pubblicato dall’economista su Facebook, è la contrarietà ai “diktat ‘o si fa così subito, o è il caos’. Una buona volta, bisogna che chi ha la responsabilità di agire, lo faccia per tempo e non solo alla vigilia del disastro (mettendo così la politica, appunto, di fronte ad una scelta obbligata)“.

A rispondere è Stefano Buffagni, deputato del Movimento 5 Stelle, che a Dritto e Rovescio attacca la scelta renziana. “Renzi con il PD è intervenuto su due banche, Banca Etruria e Monte dei Paschi. Diciamo che c’erano un po’ di responsabilità. Noi abbiamo trovato anche l’anno scorso con la Lega da intervenire su una banca, la Carige, siamo intervenuti per mettere in sicurezza i risparmi degli italiani“, dichiara Buffagni, “Renzi che parla di banche a me mette ansia“, conclude.