nicoletta mantovani a verissimo

Ospite speciale dell’ultima puntata andata in onda di Verissimo, insieme alla padrona di casa Silvia Toffanin, Nicoletta Mantovani ha raccontato la sua vita prima, durante e dopo Luciano Pavarotti. Dal loro amore, ai tempi criticato e considerato controverso, è nata una figlia, Alice, che a detta della mamma ha preso tutto il meglio del papà.

L’incontro con Luciano Pavarotti

50 anni meravigliosamente compiti da poco (lo scorso 23 novembre) e una vita intensa. Il primo incontro è avvenuto quando lei aveva soli 23 anni durante une vento ippico organizzato dallo stesso tenore.

Una storia quasi da romanzo quella del loro primo incontro, lei che entra per sbaglio nel camerino di Pavarotti, i primi sguardi e la scintilla scoccata nella più assoluta semplicità.

Lui mi ha detto che gli è scattato subito qualcosa, io ero molto giovane. Giocavo a softball e ho gridato allo scandalo quando ho visto una ragazza della mia età intessere una relazione con l’allenatore, quando ho conosciuto Luciano li ho chiamati per scusarmi”.

Il primo bacio è arrivato dopo parecchio tempo, erano in macchina, direzione aeroporto, poi all’improvviso si è fermato sulla corsia di emergenza in autostrada e li è successo.

Da allora non si sono separati fino alla fine.

Una ragazza ribelle

Sono stata un’adolescente ribelle, che si vestiva da dark, mi truccavo con il rossetto nero. Mi cambiavo di nascosto dopo essere uscita”. Così si descrive Nicoletta Mantovani, fin da piccola una serie di passioni infinite dall’amore per aiutare gli altri, quello per gli animali, il sogno di fare la hostess. I genitori l’hanno sempre incoraggia e sono tutt’ora la sua colonna portante, “loro mi hanno trasmesso il coraggio e la determinazione.

L’onestà intellettuale e verso se stessi”.

Il primo grande amore, incontrato a 15 anni, terminato quando c’è stato l’incontro con Pavarotti, con il quale è stata 14 anni e, dopo la sua scomparsa, Nicoletta si è riaccompagnata con Filippo Vernassa, la loro storia è durata 7 anni.

La diagnosi di sclerosi multipla

Da giovane avevo dei sintomi strani e mi dicevano che erano problemi di crescita. Ad un certo punto non ho più sentito niente dall’ombelico in giù“, dopo aver girato diversi medici che le hanno sempre diagnosticato lo stesso problema, un dottore italiano ha consigliato alla giovane Nicoletta di andare a fare degli accertamenti in america.

Lì la diagnosi di sclerosi:Li il buio, tutti i miei sogni e le mie speranze finite. Io fino a questo momento ti ho amato da adesso in poi ti adoro, noi combatteremo e questa battaglia la vinceremo. Lì si è aperto un mondo, quello dell’amore vero, quando si pensa di più al benessere dell’altro. (…) Mi spronava tantissimo, mi diceva di vederla come un’opportunità per crescere, apprezzerai ogni singola cosa“.

Il sostegno di Pavarotti

Tutti i giorni con la sua positività riusciva a darmi quella spinta a crederci.

(…) Lui cercava sempre di farmi vivere questa cosa come una sfida non come una sfortuna“. Nicoletta Mantovani ricorda, ad esempio, quando il medico le ha detto che non avrebbe più potuto giocare a tennis, così Pavarotti ha deciso di comprare le racchette e giocare.

Il momento più difficile è stata dopo la scomparsa del marito, “Ero devastata, stavo peggio” finché un giorno, dopo un anno e mezzo la morte di Pavarotti, Nicoletta incontra il dottor Zamboni.

La nascita di Alice

Anche la gravidanza non è stata facile, anzi, un sogno realizzato tra fatiche e dolori.

La condizione clinica di Nicoletta Mantovani non dava premesse positive. Eppure lei è rimasta incinta di due gemelli, Alice e Riccardo, purtroppo però solo lei è sopravvissuta alla gravidanza. “Da lì è scattato l’amore ma anche ‘ansia che mi accompagna fino a oggi, sono una mamma molto ansiosa“.

L’ultimo sorriso di Pavarotti

Nicoletta Mantovani ricorda il grande amore di Pavarotti per la figlia, di come l’ultimo suo sorriso sia stato per lei. Oggi, a distanza di anni, il suo ricordo è ancora vivo: “Ancora adesso, dopo tanto tempo, sento che Luciano è vicino ad ogni membro della sua famiglia, perché lui l’amava molto.

(…) Mi capita di sognarlo, ci ho messo tanto… quando io sto male o devo prendere decisioni gravi, mi rifaccio sempre molto alle sue parole, ed è un modo per averlo sempre a fianco. Una persona così speciale… io ringrazio di averlo avuto accanto”.