Giorgio Ambrosoli primo piano

Giorgio Ambrosoli, un uomo di principi e valori, che ha dedicato la sua stessa vita a cercare e dichiarare la verità non fermandosi mai, neanche davanti a minacce e intimidazione.

La vita coraggiosa di Giorgio Ambrosoli

Giorgio Ambrosoli, cattolico, di famiglia borghese, si laurea in Giurisprudenza e si specializza nel settore fallimentare. Nel 1974 viene scelto dal governatore della Banca d’ Italia, Guido Carli, per il delicato incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.

Ambrosoli  si rende conto sin da subito di avere per le mani un caso complicato.

La BPI era prossima al fallimento. Dopo le prime indagini emergono conti irregolari e libri contabili falsati. Ambrosoli si trova ben presto di fronte a complicati legami tra finanza, politici, imprenditori, massoneria, mafia siciliana e americana. 

Da quel momento la vita di Ambrosoli è a rischio. Inizia a ricevere intimidazioni che diventano poi minacce di morte per scongiurare l’arresto di Michele Sindona ed evitare di far emergere la disastrosa situazione finanziaria della BPI.

Una morte preannunciata

Ma Ambrosoli non si lascia intimidire e continua la ricerca delle attività illecite contro Sindona arrivando anche collaborare con l’FBI.

In questa sempre più complessa situazione si trova solo più che mai: a sostenerlo ci furono solo l’ex presidente dell’ABI Tancredi Bianchi, il governatore di Bankitalia Paolo Baffi e il suo vice Mario Sarcinelli. Fu lasciato solo anche dallo Stato che non gli assegnò mai nessuna scorta pur conoscendo i rischi a cui andava incontro.  

Ambrosoli era ormai consapevole che questa situazione avrebbe compromesso la sua stessa vita. In una lettera alla moglie, trovata dopo la morte tra alcuni fascicoli di lavoro dichiara: “Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici – continua – Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo.

Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto“.

Ambrosoli, lasciato solo fino alla morte

Ambrosoli viene ucciso il giorno prima della redazione di una dichiarazione dove attribuiva tutte le responsabilità della situazione bancaria a Sindona.

Quella sera Ambrosoli rincasava, da solo, dopo aver accompagnato gli amici a casa. Sotto casa un uomo gli chiese di scendere con un pretesto: quell’uomo era William Aricò, un mafioso italo americano ingaggiato da Michele Sindona. Ambrosoli viene ucciso, sotto casa sua, con 4 colpi di pistola. 

 Ai suoi funerali non partecipa alcuna autorità pubblica ad eccezione di alcuni esponenti di Banca Italia. Michele Sindona viene poi arrestato per l’omicidio di Ambrosoli e condannato all’ergastolo ma muore dopo soli 2 giorni in carcere per avvelenamento da cianuro di potassio.