analisi di laboratorio

Una giovane donna avrebbe intentato una causa contro 2 università, una italiana e una europea, chiedendo un risarcimento milionario. La donna sarebbe risultata positiva all’HIV e, anche se non ci sarebbe ancora alcuna correlazione accertata tra le 2 cose, la scoperta sarebbe avvenuta dopo che la giovane avrebbe condotto alcuni esperimenti manipolando dei pezzi del virus nel laboratorio di un ateneo estero in cui stava studiando per la propria tesi di laurea. Una storia terribile che lei stessa, coperta da anonimato, ha raccontato al Corriere della sera

Scopre di essere positiva all’HIV

A raccontare questa terribile vicenda è stata proprio la giovane donna che ha contratto suo malgrado l’HIV.

La terribile verità sarebbe venuta a galla dopo essersi sottoposta ad un banale prelievo per donare il sangue. Dopo che essere stata informata di essere risultata sieropositiva, il suo pensiero pare sia andato immediatamente a quegli esperimenti compiuti nel laboratorio dell’ateneo estero in cui aveva condotto delle ricerche per la sua tesi di laurea. La giovane ha raccontato al Corriere della sera: “Ripenso subito agli esperimenti che avevo fatto sette mesi prima mentre ero all’estero: mi erano stati fatti manipolare pezzi del virus.

Ma erano virus che non potevano replicarsi, detti difettivi. In teoria un’operazione senza rischi“. Dopo la terribile scoperta, intorno a lei si sarebbe creato un vuoto a cui l’ex studentessa avrebbe deciso di non soccombere.

Si rivolge quindi a un dottore e a un avvocato: “Il primo medico a cui mi rivolgo non trova riscontri; mentre il precedente legale avvisa l’ateneo estero con una lettera in italiano, fatta tradurre in loco da un’altra studentessa, che semina il panico“. Allora, decide di rivolgersi a un altro avvocato e a un avanzato centro di ricerca che si occupa proprio di HIV.

Dopo 5 anni, gli scienziati avrebbero compreso che la tipologia di virus a cui è risultata sieropositiva sarebbe diverso da quello diffuso tra gli esseri umani, ma uguale a quelli costruiti in laboratorio. Nel 2016, il suo caso sembra sia stato presentato durante un importante congresso scientifico, mentre nel 2017, sembra sia stato dato alle stampe uno studio a riguardo in cui viene ipotizzata la trasmissione del virus via aerosol, come riferisce il quotidiano di Via Solferino.

La causa e l’appello della giovane ai rettori dei 2 atenei

Per questa giovane donna l’accaduto resta comunque inspiegabile: “Non ho idea di cosa possa essere accaduto. Da allora me lo chiedo tutti i giorni. L’unica certezza è che non dovevo essere esposta a un virus capace di replicazione“. Come lei stessa ha raccontato, né lei né gli altri studenti che lavoravano in quel laboratorio sarebbero stati sottoposti a un corso di sicurezza riguardo gli esperimenti che avrebbero dovuto compiere.

La giovane avrebbe dunque deciso di fare causa ad entrambi gli atenei, quello italiano e quello estero, e di chiedere un risarcimento milionario. Nessuna delle due università, pur conoscendo la sua situazione, avrebbe mai pensato di contattarla, in questi lunghi anni. Questo l’appello che la giovane ha rivolto a entrambi gli atenei: “Sapevano tutto, ma mai una parola o una telefonata: mi hanno lasciata sola. Per cui oggi, che chiedo finalmente che mi sia riconosciuta giustizia, ai rettori dico anche: non dimenticatemi e fate in modo che non accada mai più“. Il tribunale che ora dovrà occuparsi del suo caso è quello di Padova.