Chernobyl

Il 6 maggio 1986 tre uomini si immersero nella vasca di raffreddamento dell’impianto nucleare di Chernobyl. Il loro obiettivo: aprire due valvole situate in profondità, consentendo all’acqua contaminata dalle radiazioni di defluire in maniera controllata in un bacino di raccolta. Quel giorno, probabilmente, quei tre uomini hanno salvato mezza Europa da un disastro nucleare di proporzioni ancora maggiori, rispetto a quanto si era già verificato nei giorni precedenti. Eppure, il loro destino, dopo quel gesto eroico, è stato per anni avvolto dal mistero. La recente serie tv trasmessa da Hbo/Sky Atlantic, e ancor prima il libro su cui la serie è basata, hanno contribuito a gettare una nuova luce sulla vicenda.

Un gesto eroico

Alexei Ananenko, Valeriy Bezpalov e Boris Baranov erano dei normali tecnici della centrale, ma conoscevano l’esatta ubicazione delle valvole ed erano quindi i più indicati per quel gravoso compito. Il reattore danneggiato, posto al di sopra della vasca di raffreddamento, minacciava di crollare da un momento all’altro, vaporizzando all’istante l’acqua e creando una nuova gigantesca esplosione. Equipaggiati con una semplice muta da sub, avanzarono da soli nei corridoi bui, trovarono le valvole, le aprirono e fecero defluire l’acqua.

Le cronache dell’epoca non contribuirono a chiarire del tutto cosa avvenne dopo, tra documenti secretati, dubbi e difficoltà nelle comunicazioni. Alcuni sostennero che Ananenko, Bezpalov e Baranov non fecero mai più ritorno, mentre secondo altre voci i tre uomini riuscirono a riemergere, felici della propria impresa, per poi morire qualche giorno dopo in un ospedale di Kiev.

Il mistero sulla loro morte

Un episodio della pluripremiata serie televisiva Chernobyl è dedicato proprio al racconto delle operazioni di drenaggio delle vasche. La serie è basata sul libro Preghiera per Černobyl, della scrittrice Premio Nobel Svetlana Alexievich, e sul saggio Chernobyl 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow.

Lo scrittore scozzese ha effettuato ricerche molto approfondite sul tema, giungendo alla conclusione che, in realtà, tutti e tre gli uomini sono sopravvissuti all’incidente e che due di loro sono ancora vivi: “In ogni articolo, libro o documentario si dice che i tre volontari morirono poco dopo aver compiuto il nobile gesto – ha raccontato Leatherbarrow al Corriere della SeraIo non ne ho mai trovato conferma in nessuno dei testi analizzati”.

Gli eroi dimenticati

Scavando negli archivi è così venuta a galla una verità sorprendente: “Mi sono imbattuto in un annuncio di morte per infarto di Boris Baranov datato 2005 – continua lo scrittore – poi ho scoperto che gli altri due erano ancora vivi. Nel marzo 2016 sono riuscito a contattare Alexei Ananenko. Non era molto turbato dall’essere ritenuto morto ormai da trent’anni. Ho deciso di raccontare la loro vera storia: era troppo importante”. Dopo l’uscita della serie tv, Ananenko ha rilasciato un’intervista al Daily Mail, in cui sostiene di non essere un eroe, ma di aver solo obbedito agli ordini.

Decorato, insieme ai suoi due compagni, con una medaglia al valore per il suo coraggio, vive oggi in un modesto appartamento di Kiev, con una pensione di Stato di 369 euro al mese.