Giovanni Brusca

Nessuna certezza di ravvedimento e di pentimento civile: sarebbero queste le colonne portanti della sentenza con cui la Cassazione, il 7 ottobre scorso, aveva negato i domiciliari a Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia condannato a 30 anni per la strage di Capaci e altri orrendi crimini. Nelle motivazioni che hanno spinto gli ermellini al rigetto dell’istanza, la precisazione sulla misura dei domiciliari: perché si concretizzi, occorre avere prova certa di un compiuto ravvedimento. Cosa che, nel caso in questione, sarebbe tutt’altro che cristallina al punto da imporre la necessità di un approfondimento e di una verifica ulteriori nel tempo.

No ai domiciliari per Brusca: le motivazioni

Su Giovanni Brusca non sussiste prova certa di un compiuto ravvedimento: è questa una delle motivazioni della sentenza di Cassazione, rese note nei giorni scorsi, che fa da scheletro al rigetto dell’istanza di domiciliari per il collaboratore di giustizia.

È quanto confermato dagli ermellini lo scorso 7 ottobre, nei confronti dell’ex boss che sconta 30 anni di carcere per la strage di Capaci e altri efferati delitti.

Nel marzo scorso stesso esito dal Tribunale di sorveglianza, confermato poi dalla Suprema Corte.

Intorno all’ipotesi dei domiciliari, Dna e Dda di Palermo avevano espresso parere favorevole alla luce di una revisione critica delle sue condotte, ma per i giudici manca la prova certa del ravvedimento.

Secondo un passaggio delle motivazioni, riportato da Tgcom24, il percorso in questo senso sarebbe ancora in fase embrionale e perciò non sufficiente a determinare l’accoglimento della richiesta.

L’ex boss ha usufruito di 80 permessi premio

La Cassazione dunque conferma quanto stabilito mesi addietro dal Tribunale di Sorveglianza, secondo cui il detenuto non avrebbe ancora percorso fino in fondo “il cammino dell’emenda nei confronti delle vittime, del riscatto morale nei riguardo dei familiari“.

Si tratta dunque di una posizione su cui si è assestato il verdetto della prima sezione penale della Suprema Corte. Grazie alla sua attività di collaborazione con la giustizia, però, finora Giovanni Brusca ha già usufruito di 80 permessi premio.