Quando si separa dalla moglie e chiede l’affidamento condiviso del figlio, il bambino ha 6 anni. Ma l’ok del tribunale arriva quando il piccolo è ormai maggiorenne (Immagine di repertorio)

11 lunghi anni prima di ottenere l’agognato ok dal tribunale. È l’odissea burocratica e giudiziaria che ha dovuto affrontare un padre separato per avere l’affidamento condiviso del figlio. Solo che il bambino, che all’epoca della separazione aveva 6 anni, è diventato nel frattempo maggiorenne, e dunque libero di scegliere in autonomia il suo rapporto con i genitori. La vicenda l’ha raccontata il Corriere della Sera, che non ha rivelato però dettagli sull’identità delle persone coinvolte per proteggerne la privacy.

Un’odissea per avere l’affidamento del figlio

Il padre nel 2006 si separò dalla moglie e si rivolse al Tribunale per chiedere “d’urgenza” l’affidamento condiviso del bambino e la regolamentazione del diritto di visita del piccolo.

Il “decreto definitivo” del Tribunale per i minorenni è però arrivato solo nel 2017. E i tempi si son allungati ancora quando il padre ha fatto ricorso in Corte d’appello. Per questi motivi, la sentenza sul diritto di visita del padre al suo pargolo è arrivata quando il giovane aveva ormai raggiunto la maggiore età. Dunque, non era più necessaria.

La richiesta di risarcimento: un milione di euro

La vicenda, raccontata dal Corriere della Sera, non finisce però qui.

L’ultimo tassello della storia è infatti piuttosto recente. Il 13 dicembre 2019, Gianpaolo Caponi (avvocato del padre) e il collega Francesco Langè infatti inviano una lettera al Presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia. Chiedono un maxi-risarcimento di un milione di euro. Secondo quanto riportato dal Corriere, nella lettera i legali spiegano la richiesta. “Per colpa di un vuoto decisionale” nel quale non sono state emesse “neppure in via temporanea ed urgente delle regole seppur minime che potessero assicurare una frequentazione periodica”, all’uomo “è stato precluso, forse per sempre, il diritto di vivere con il proprio figlio”.

Secondo il parere dell’avvocato Caponi, si è trattata di una “violazione di un diritto primario inviolabile, con un danno irreversibile e non quantificabile”.

Ormai il bambino è diventato maggiorenne e può scegliere da solo

Il problema alla base della controversia, inoltre, non è stato il rapporto del padre col figlio, che anzi si è rivelato “affettuoso e capace di condividere con lui momenti sereni e divertenti”. Piuttosto, è stata la “conflittualità tra i genitori”.

Nel corso degli anni ci son stati degli incontri fra padre e figlio, ma sempre più sporadici e al di fuori di un quadro regolamentato, finché si è arrivati ad una interruzione. Nel 2017 il ragazzo, ormai 17enne, è stato affidato in via definitiva alla madre. Ora che ha raggiunto la maggiore età, il decreto definitivo sull’affidamento condiviso non è più necessario. Il giovane, maggiorenne, potrà scegliere autonomamente della sua vita e del suo rapporto con i genitori.