Ettore Majorana

Il 27 marzo 2020 saranno esattamente 82 anni dalla scomparsa di Ettore Majorana, fisico e genio italiano che ha legato il suo nome ad uno dei più affascinanti e controversi misteri della storia italiana. La sua scomparsa, infatti, è un enigma mai pienamente risolto nonostante decenni di indagini e numerose piste.

La storia di un genio fin da bambino

Il suo nome è sinonimo di mistero, ma ancor prima Ettore Majorana ha rappresentato un valore aggiunto per la scienza e il buon nome italiano nel campo della fisica. Nato a Catania nel 1906, Ettore si distinse presto come bambino prodigio, in grado di fare a mente calcoli estremamente complicati.

Il suo percorso di studi lo portò a far parte dei cosiddetti “ragazzi di via Panisperma“, un gruppo di giovani fisici capitanati da uno dei nomi che più hanno dato a questo campo scientifico, Enrico Fermi. Sono numerosi gli aneddoti che riguardano i due, ma alla fine una cosa è certa: Ettore Majorana era un genio della fisica.

Gli studi in Germania e l’isolamento

I ragazzi di via Panisperma sono celebri soprattutto per un motivo: il loro lavoro sarebbe alla base della scoperta della bomba atomica, l’arma di distruzione di massa che ancora oggi è sinonimo di morte e terrore.

Fu il gruppo di Fermi, Majorana, Segré e altri a scoprire, nel 1934, le proprietà dei neutroni lenti che poi portarono alla creazione del reattore e quindi alla bomba.
Prima di quella scoperta, Majorana passò del tempo anche nella nuova Germania nazista in compagnia del celebre Werner Heisenberg. Il soggiorno tedesco alimenterà le ipotesi sulla sua scomparsa, ma speculazioni a parte al suo rientro Majorana divenne molto più cupo e riservato.

Le lettere prima della scomparsa

Dal 1934 al 1937 Ettore Majorana soffrì di un grave esaurimento nervoso: usciva poco di casa e, secondo le testimonianze dell’epoca, aveva atteggiamenti molto schivi. Poco prima di sparire, inviò anche alcune strane lettere che nel corso dei decenni hanno alimentato le ipotesi sulla sua scomparsa. In una, indirizzata all’amico Antonio Carrelli, scrisse ” mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi“. Ai familiari, invece, disse “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero“.


Il 27 marzo 1938 si imbarcò (presumibilmente) su un traghetto che da Palermo avrebbe dovuto riportarlo a Napoli, ma quel giorno verrà sempre ricordato come quello della scomparsa di Ettore Majorana.

Le tante ipotesi sulla sua scomparsa

Da questo momento la cronaca della vicenda di Majorana entra nel campo del dubbio e della perplessità. Ogni teoria ha fondamento, ma alla fine si dimostra tanto labile quanto ogni altra. Ettore Majorana scomparve quel giorno, questo è l’unico dato certo. Di lui non si seppe più nulla.
La prima ipotesi indagò ovviamente la pista del suicidio: troppo cupo il suo atteggiamento, troppo oscure le sue lettere. Le ricerche in mare tuttavia non diedero nessun esito, ma c’erano soprattutto altri elementi che allontanavano l’ipotesi.
Majorana, infatti, pochi giorni prima prelevò 5 stipendi arretrati. Un gesto strano per un futuro suicida, motivo per il quale da quel momento si iniziò a vagliare altre ipotesi.

Ospite di un monastero di gesuiti

Le ricerche, incalzate peraltro da Benito Mussolini in persona, si concentrarono quindi su un esilio volontario, sulla scia del Fu Mattia Pascal, romanzo di Pirandello molto apprezzato da Ettore Majorana. Una pista portò ad un monastero di gesuiti ed è quella che seguì anche Leonardo Sciascia nel suo “La scomparsa di Majorana” del 1975. Un gesuita, infatti, rivelò che lo scienziato aveva chiesto ospitalità nel monastero qualche mese prima. Tale ipotesi però non ha mai trovato conferma, come tutte le altre.

La più probabile fuga in Sudamerica

Le altre ipotesi, escludendo quella di un possibile omicidio da parte dei servizi segreti, si fanno ora più oscure ora più verificate. Tutte portano però verso il Sudamerica. Ettore Majorana potrebbe essere andato prima in Germania per lavorare su progetti top secret coi nazisti (costretto o meno), per poi imbarcarsi assieme a Adolf Eichmann verso l’Argentina. Questa ipotesi sarebbe avvalorata da una foto in cui Eichmann posa accanto a un uomo che sembra avere le sembianze di Majorana. Le analisi, tuttavia, non hanno mai dato piena certezza.
Nazisti o meno, sembrerebbe che Majorana sia andato comunque in Argentina, dove numerose testimonianze avrebbero garantito che a Buenos Aires Majorana era conosciuto da tutti.

Le indagini del 2008 e la pista venezuelana

Il mistero sulla scomparsa di Ettore Majorana si è arricchito nel 2008, quando Chi l’ha Visto? ha ospitato un’altra testimonianza. Un immigrato in Venezuela, tale Francesco Fasani, ha dichiarato infatti che negli anni ’70 aveva conosciuto un 50enne di nome Bini, molto somigliante a Ettore Majorana. Tanto è bastato perché il procuratore Pierfilippo Laviani decidesse di riaprire l’indagine, questa volta concentrando gli sforzi sulla pista venezuelana. In quest’ultima fase recente viene scoperta una foto e le analisi, fatte comparando quella di un giovane Majorana con quella del padre a quell’età, danno un buon esito. Quell’uomo sembra davvero essere Ettore Majorana, tanto che nel 2015 il caso venne archiviato con una verità quasi assodata: il fisico e genio italiano non si suicidò, ma fuggì e visse in Venezuela almeno fino al 1959.

Un mistero lungo 82 anni

La garanzia assoluta non ci sarà mai, non dopo 82 anni di misteri. Una scomparsa che ha dato adito a mille e più ipotesi, dalle più cupe alle più romanzate. Per un certo periodo lo si è anche creduto nei panni di un barbone di Mazzara del Vallo, particolarmente abile coi calcoli. A escludere l’ipotesi fu Paolo Borsellino con una perizia calligrafica. Tanto basta in fase di indagine per mettere un punto all’ipotesi, ma resta sempre il fascino e il mistero sulla scomparsa, alimentata dal peso culturale e scientifico di Ettore Majorana.