daini

Ha suscitato polemiche la decisione del Parco nazionale del Circeo di procedere con l’attuazione del piano di gestione del daino, che prevede l’abbattimento di circa 350 capi. Secondo il parco, tale decisione si ritiene necessaria a causa dell’eccessivo numero di daini, che si sono riprodotti oltremisura andando a minacciare l’equilibro di flora e fauna locale.

Le associazioni animaliste, invece, ritengono che un numero così elevato di abbattimenti non sia giustificato e che possano esistere strade alternative all’uccisione degli animali.

Parco del Circeo: 350 daini saranno abbattuti

A denunciare il fatto è stato Piero Vigorelli, ex sindaco di Ponza (uno dei comuni del Parco nazionale del Circeo), che sulla propria pagina di Facebook ha parlato di “mattanza dei daini”: “Saranno abbattuti almeno 350 capi.

La popolazione dei daini dovrà essere ridotta del 30 per cento, ogni anno e per i prossimi tre anni. Il piano di sterminio è quello deciso nel 2017, meticoloso quanto infame, dettagliatissimo quanto orribilmente cinico”. Il piano di gestione era stato approvato dal Parco del Circeo nel 2017, ottenendo un solo voto contrario, quello di Vigorelli.

Una delibera dello scorso dicembre ha poi reso operativo questo piano, con lo stanziamento di 195mila euro complessivi.

Sul tema è intervenuta anche l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), che ha fatto un appello al presidente del Parco affinché vagli altre possibilità: “Chiediamo di applicare e di verificare ogni alternativa al trappolaggio e all’uccisione degli animali, come ad esempio le azioni di dissuasione e allontanamento da zone ritenute critiche”.

La risposta del Parco del Circeo

Il Parco del Circeo ha voluto rispondere alle critiche attraverso un comunicato, con il quale precisa che non è prevista alcuna mattanza di daini e che nessun cacciatore sarà autorizzato a sparare dentro l’area protetta.

Allo stesso tempo viene ribadita la necessità di un intervento per porre un freno al problema. Il daino non è una specie autoctona, ma è stato introdotto nel Parco nel 1953 nell’ambito dei programmi di allevamento della selvaggina da ripopolamento.

Successivamente fuggiti dalla cattività, gli esemplari si sono riprodotti in numero eccessivo, finendo per rappresentare una minaccia sia per la vegetazione che per l’agricoltura. Proprio per questo risulta necessario contenere la popolazione di daini in tutta l’area:Nessuna strage di daini o inutile spesa – si legge nel comunicato – ma l’adozione di criteri scientifici e gestionali, coerenti con le finalità dei Parchi, già sperimentati in altre aree a livello internazionale e applicati per salvaguardare e migliorare un bene comune”.