corridoio ospedaliero

Cresce la preoccupazione in Cina per l’epidemia di polmonite virale il cui primo focolaio è apparso nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei. Stando alle autorità si sarebbe registrato il primo decesso ricondotto al virus che causa la polmonite, riconducibile alla famiglia della temibile Sars che proprio in Cina, tra 2002 e 2003 uccise più di 700 persone.

Un morto e 7 persone gravi; la polmonite spaventa la Cina

Il bilancio ufficiale aggiornato dell’epidemia è stato fornito nelle scorse ore dalla Commissione sanitaria di Wuhan, capoluogo della provincia centrale di Hubei.

Sarebbero ben 41 le persone a cui è stata diagnosticata la polmonite virale che ha già ucciso una persona.

Apprensione, oltre che per un’eventuale diffusione del virus, per 7 delle persone colpite dalla polmonite che versano in condizioni gravi. Due, invece, quelle dimesse.

Dita puntate contro il mercato del pesce: i ricercatori provano a identificare il virus

La Commissione sanitaria di Wuhan riporta anche che dal 3 gennaio scorso non sarebbero emersi nuovi casi di polmonite e che comunque non ci sono prove che il virus si trasmetta tra esseri umani.

L’indizio che potrebbe collegare i 41 individui affetti dalla polmonite è che molti di loro, prima di contrarre il virus, avevano visitato il mercato del pesce della città di Wuhan: immediatamente disinfettato dopo lo scoppio dell’epidemia, è emerso che in quel mercato si vendevano anche animali vivi e cacciagione. Non si esclude quindi che il virus sia stato trasmesso da una fonte animale. I ricercatori ancora non si sbilanciano sull’identificazione del microrganismo, con l’Organizzazione mondiale della Sanità che avverte come non ci siano ancora informazioni sufficienti per valutare quanto alto sia il rischio diffusione.

Nonostante sia stato ricondotto il ceppo di appartenenza alla famiglia di cui faceva parte la Sars, l’infezione non è la stessa che a inizio secolo aveva ucciso più di 700 persone tra Cina, Hong Kong e altri paesi del Sud-est asiatico. Non sarebbe nemmeno riconducibile all’Aviaria o alla Mers, infezioni respiratorie che hanno fatto paura in Asia e Medio Oriente in tempi più recenti.