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Ragazze scomparse da un giorno all’altro, di cui non si ha più nessuna traccia. Le nuove desapercidas argentine sono 20 mila giovani donne, anche minorenni, vendute dai proprio fidanzati o familiari, portati in case private, i prostiboli, e costrette a prostituirsi. Sono schiave del sesso minacciate e drogate e, una volta che non sono più utili, assassinate. Alcune riescono a denunciare e farsi trovare ma molte altre non riescono a liberarsi dai loro prigionieri e dalla droga.

L’estenuante ricerca delle madri

A ricercarle e battersi per loro ci sono madri, sorelle, amici che hanno tappezzato la città con le immagini dei loro volti, dei loro nomi e del luogo dove sono state viste l’ultima volta.

 E trovarle non sarebbe poi così difficile. Per adescare gli uomini e farli arrivare in questi prostiboli, sono stati diffusi bigliettini colorati per tutta la città e ci sono pagine Facebook dedicate, dove si trovano tutte le informazioni.

L’associazione Madres victimas de trata

A dare manforte a queste madri c’è l’associazione Madres victimas de trata fondata da Margerita Meira, una donna che ha perso sua figlia in queste tratte. Una volta al mese infatti Meira e altre 18 mamme si riuniscono in Plaza de Mayo, la stessa piazza dove da oltre dieci anni si riuniscono le madri dei desaparecidos della dittatura militare.

L’obiettivo dell’associazione non è solo sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema ma ricercare attivamente tutte le vittime scomparse così come fece lei, in primis, con sua figlia Susi.

La storia di Susi

Susi è stata venduta dal fidanzato ad un narcotrafficante, Meira l’ha cercata ininterrottamente per 4 anni per poi ritrovare, per caso, il suo cadavere. La polizia aveva classificato la morte come incidente domestico ma Meira sapeva che non era questa la verità ed era anche certa che nessuno avrebbe indagato perché, secondo quanto riportato a diversi media,  in questa straziante vicenda sarebbero coinvolti anche polizia e politica.

 

Meira ha ricordato quei momenti alla Nueva Ciudad: “Quando scomparve mia figlia Susi… iniziai a cercarla e mi accorsi che dirigenti politici comunali erano complici della Tratta: prendevano denaro in cambi di permessi che firmavano per l’apertura di locali.” Secondo Meira dietro il business delle schiave del sesso ci sarebbe un ricavo di circa 100.000 € al mese che aumenta se sono coinvolte minorenni.

 

La polizia copre la faccenda

Sulla polizia pare non essere possibile fare affidamento, dal momento che di fronte ad una denuncia, secondo la testimonianza di Meira, le madri sentono rispondersi frasi tipo: “La ragazza sta bene” oppure “È scappata con il fidanzato”. 

Per le ricerche le mamme devono quindi provvedere di loro iniziativa. E alcune volte ci sono riuscite, come per una ragazza che riuscì a far avere sue notizie della baraccopoli  dove si trovava e amici e familiari, armati, fecero irruzione e la liberarono. 

L’appello al Presidente

Le mamme delle vittime sono determinate a trovarle tutte, nessuna esclusa.

Per questo continuano nella loro protesta e come dichiarato alla testata Nueva CiudadA gran voce chiediamo la chiusura dei prostibulos e il riscatto delle nostre figlie. Il messaggio è rivolto soprattutto al  presidente Alberto Ferna ‘ndez a cui si chiede di metter fine a questa drammatica vicenda.