Processo in tribunale

Si è conclusa una parte della vicenda processuale contro Besart Imeri, il padre che nel 2018 soffocò il figlio fino a ucciderlo. Dopo il fatto, aveva dichiarato di non essere stato in lui e in questo senso ha deliberato la Corte d’Appello. L’uomo è stato riconosciuto non in grado di intendere e di volere.

Nel 2018 uccise il figlio di 5 anni

Era appena iniziato il nuovo anno, quando le cronache si riempirono della triste storia di un bambino di 5 anni ucciso dal padre. Il 4 gennaio 2018, infatti, Besart Imeri salì in macchina col piccolo Hamid e qui lo soffocò tappandogli bocca e naso, fin quando non morì.

Il tutto era successo a Cupramontana, paesino in provincia di Ancona.
A seguito del fatto, il padre di famiglia fu a lungo interrogato e ammise il fatto, giustificandosi con un’improvvisa “possessione“.

Il padre “posseduto” da una forza

Ai Carabinieri e agli inquirenti che lo stavano indagando, infatti, l’allora 25enne macedone Besart disse che “Una forza si è impossessata di me, dicendomi di uccidere mio figlio“. L’avvocato rivelò che piano piano l’assistito si stava rendendo conto di cosa era successo, adducendo quindi un momento di totale blackout, inspiegabile persino a lui stesso.


Padre di 2 figli e in attesa del terzo, di Besart Imeri non era stato infatti riportato alcun comportamento violento. Per le sue dichiarazioni, gli avvocati chiesero il rito abbreviato e fu disposta una perizia psichiatrica.

Assolto perché incapace di intendere

La vicenda si sposta ora al processo d’appello. In primo grado Besart Imeri era stato condannato a 12 anni di carcere, ma la difesa ha impugnato l’infermità mentale e la perizia eseguita dalla dottoressa Francesca Bozzi.


La Corte d’Assise ha quindi accolto l’appello della difesa e convertito la condanna, assolvendo l’imputato perché incapace di intendere e di volere, come evidenziato dalla perizia psichiatrica.

L’uomo è stato quindi assolto, ma non sarà libero: dovrò infatti scontare 10 anni in una Rems (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Va infatti valutata la pericolosità dell’uomo e la sua possibilità di vivere in società.