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In Veneto, ormai da anni, è in atto una delle emergenze sanitarie ed ambientali più gravi che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare“: è l’allarme lanciato dagli esperti dell’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) sulla contaminazione da Pfas (sostanze perfluoroalchiliche), nel corso di una conferenza stampa alla Camera, il 16 gennaio scorso.

Pfas, l’allarme dei medici: “Emergenza tra le più gravi”

Secondo quanto rilevato da Isde e presentato in conferenza stampa alla Camera, è allarme sulla situazione veneta in merito alla contaminazione da sostanze chimiche note come Pfas.

Presentato il ‘position paper’ sul tema, un documento – pubblicato nel 2019 dall’associazione, a firma dei medici Vincenzo Cordiano, Francesco Cavasin e Francesco Bertola – in cui emerge una fotografia sinistra.

Si riferisce alla contaminazione delle falde acquifere nella provincia di Vicenza, “ma l’estensione del dramma – ha dichiarato Sara Cunial, deputata del Gruppo Misto – va anche alle province di Padova e Verona“, dopo il caso degli sversamenti di cui è accusata la Miteni di Trissino.

All’interno del documento anche un piano per interventi immediati: dalla mappatura completa dei pozzi privati a una legge nazionale per dosare i Pfas, alla necessità di studi puntuali e precisi sul tema.

Nel mirino la presunta inerzia della Regione Veneto – che respinge l’accusa – su quella che viene definita come una delle emergenze sanitarie e ambientali più gravi nella storia del Paese: “Si continuano a prorogare gli interventi necessari e a rimandare la realizzazione di quegli studi essenziali per capire di che portata è il danno sulla popolazione, sul suolo e sull’aria“.

La contaminazione da Pfas

L’inquinamento da Pfas è argomento di dibattito da anni.

Si tratta di sostanze chimiche usate a livello industriale per rendere resistenti i materiali. Si trovano in tanti oggetti di uso comune, dalle pentole antiaderenti ai detersivi, passando per i tessuti impermeabili e i cosmetici.

Una volta nell’ambiente, i Pfas resistono ai processi di degradazione e sono quindi persistenti. Possono percorrere lunghe distanze a livello sotterraneo, e contaminano le acque.

Vincenzo Cordiano, presidente di Isde Veneto, ha sottolineato la necessità di “studi epidemiologici seri, ben fatti” per comprendere e affrontare in modo pieno e concreto la questione Pfas.

Basta un solo nanogrammo per litro nell’acqua di Pfoa (acido perfluoroottanoico), per raggiungere nel sangue, nel giro di un paio di anni, concentrazioni potenzialmente tossiche” ha aggiunto Cordiano.

Il presidente di Isde Veneto ha anche puntato l’attenzione sul fatto che il “piano regionale di controllo sanitario non può essere considerato tale poiché partecipa solo il 60% dei 70.000 invitati, ed esclude i soggetti sotto i 10 e sopra i 65 anni, donne in gravidanza e neonati“. Un punto è stato ripetuto più volte durante la conferenza: “La concentrazione di Pfas nelle acque dovrebbe tendere a zero“.