mani e bisturi

Dal Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena la notizia di un intervento chirurgico concluso con successo su un neonato i cui organi addominali si trovavano nel torace. Una condizione complessa, causata da un’ernia diaframmatica, su cui ha operato l’équipe di Chirurgia pediatrica – diretta da Mario Messina – in collaborazione con l’ospedale di Arezzo dove è avvenuto il parto.

Neonato con l’intestino nel torace: salvato a Siena

L’intervento cui è stato sottoposto il neonato è stato descritto dall’Azienda ospedaliero-universitaria senese (Aous) in un comunicato, in cui sono spiegati i contorni della delicata operazione che ha permesso di salvarlo.

Si è trattato di uno dei pochi casi in Italia: l’intestino del bambino si trovava posizionato nel torace, a causa di un’ernia diaframmatica che ha richiesto l’immediato trasferimento dall’ospedale di Arezzo, dove è nato, al policlinico senese.

A condurre l’intervento è stata l’équipe di Chirurgia pediatrica – diretta da Mario Messina – in collaborazione con il nosocomio in cui è avvenuto il parto.

Appena nato – ha spiegato Messina nella nota – i colleghi di Arezzo si sono subito resi conto del problema e si sono attivati per stabilizzare il distress respiratorio del bambino, mettere in sicurezza il piccolo e organizzare il trasferimento a Siena“.

L’intervento in toracoscopia

L’intervento è stato portato a termine con successo in toracoscopia, approccio chirurgico mininvasivo che comporta l’accesso da 3 piccoli fori nell’addome (di dimensioni da 3 a 5 millimetri) utile al riposizionamento degli organi interni nella corretta sede.

Il caso in questione, ha spiegato ancora Mario Messina, prevedeva lo spostamento di colon e intestino dal torace all’addome, con successiva chiusura dell’ernia diaframmatica che li collegava.

L’intervento – riferisce ancora l’Aous – è stato eseguito da Francesco Molinaro e Rossella Angotti, insieme all’anestesista Tommaso Bacconi e agli infermieri Roberta Piazzi e Angelo De Lucia, con tutto il personale di sala operatoria“.

3 ore di sala operatoria per un’operazione tecnicamente complessa per via dei ridotti margini di manovra e la sofferenza respiratoria manifestata dal neonato. La scelta della chirurgia mininvasiva è stata fatta “perché questa procedura – ha spiegato Molinaro – consente un più rapido decorso operatorio e una miglior risposta da parte del piccolo paziente“.

Al ricovero in Terapia intensiva neonatale è seguito l’affidamento alle cure dell’équipe di Barbara Tomasini e il bambino è stato dimesso dopo pochi giorni. A occuparsi del follow-up sarà l’ospedale di Arezzo.