Primo piano di Michele Misseri

A margine della condanna a 4 anni di carcere nel processo bis sui depistaggi nel caso Sarah Scazzi (che si somma a quella a 8 anni in via definitiva per occultamento del cadavere della 15enne), Michele Misseri torna ad autoaccusarsi del delitto con una lettera indirizzata a Barbara d’Urso. Lo zio della vittima, ritenuto responsabile del reato di autocalunnia nel procedimento-satellite appena concluso (in cui sono state condannate altre 10 persone, tra cui Ivano Russo), continua ad attribuirsi l’esecuzione materiale dell’omicidio. All’ergastolo, condannate in via definitiva, la moglie Cosima Serrano e la figlia, Sabrina Misseri.

Per la giustizia sono loro le assassine.

Michele Misseri scrive dal carcere

Fresco di una nuova condanna, dopo quella definitiva a 8 anni per occultamento di cadavere, Michele Misseri torna a parlare dal carcere, ancora una volta per autoaccusarsi dell’omicidio della nipote 15enne, Sarah Scazzi, il cui corpo fu fatto ritrovare dallo stesso nell’agosto 2010.

Una lettera, indirizzata a Barbara d’Urso, per ribadire quanto lo ha condotto alla sentenza con cui il Tribunale di Taranto, nella giornata del 21 gennaio scorso, gli ha inflitto una pena di 4 anni di reclusione per autocalunnia: “Sono io il colpevole“.

Le parole per Cosima e Sabrina Misseri

Penso sempre alla mia famiglia, non ho mai smesso di scrivere a Sabrina e Cosima, ma non ho mai ricevuto risposta“, ha sottolineato il detenuto – attualmente recluso a Lecce – per poi aggiungere che “loro mi vogliono punire perché sono in carcere da innocenti“.

Secondo ‘zio Michele’, i 3 gradi di giudizio conclusi con l’ergastolo a carico di moglie e figlia sarebbero un clamoroso errore giudiziario:Nessuno mi vuole credere. Loro (Cosima Serrano e Sabrina Misseri, ndr) sono innocenti.

L’unico vero colpevole sono io“.

Michele Misseri sostiene di star bene e di aver concluso un anno di scuola in costanza di detenzione, ma nella sua testa albergherebbe il chiodo fisso di aver mandato dietro le sbarre, a suo dire, due persone estranee al delitto. “Ho strangolato io la bambina“, aveva detto dopo un tira e molla di versioni contrastanti che ne hanno minato la credibilità. Parole schiacciate dall’esito giudiziario che ha consegnato i nomi delle due donne di casa Misseri alla cornice di responsabili del delitto di Avetrana.