Cronaca dal Mondo

Docente condannato a morte: blasfema una lezione sui diritti per le donne

Junaid Hafeez, professore pakistano, è stato condannato a morte per aver insultato Maometto: l'arresto è arrivato nel 2013 dopo una lezione sui diritti per le donne
Junaid Hafeez

Mentre in alcune parti del mondo la difesa per i diritti delle donne è argomento centrale e sotto la lente di ingrandimento, in altri tali argomenti possono ancora costare la vita. È il caso di un professore pakistano condannato a morte per aver insegnato i diritti delle donne. L’uomo è in isolamento dal 2013, ma a dicembre è arrivata la sentenza. La petizione di una collega cerca di sensibilizzare sul suo caso.

Verrà impiccato per presunta blasfemia contro Maometto

#GiustiziaperJuanidHafeez. Sotto questo hashtag e tramite la petizione lanciata su Change.org si stanno raccogliendo firme da tutto il mondo: oltre 330mila quelle raccolte, indirizzate al primo ministro pakistano Imran Khan.

Dietro il tentativo di salvare la vita all’amico e professore Junaid Hafeez c’è una collega, Helen Haft. I due si sono conosciuti nel periodo del professore in Mississipi, dove Junaid Hafeez soggiornava come borsista del programma Fulbright.
L’accusa contro di lui, si legge nel testo della petizione riportato, è stata lanciata da studenti conservatori dopo una lezione con una scrittrice alla Bahauddin Zakariya University. Gli stessi hanno segnalato alle autorità che Junaid Hafeez avrebbe insultato Maometto sui suoi profili social.

In carcere dal 2013, ucciso l’avvocato

La storia del professore pakistano diventa ancor più drammatica in considerazione del fatto che Junaid Hafeez è rinchiuso in isolamento dal 2013. Inoltre, riporta la professoressa Haft, il suo avvocato Rashid Rehman è stato assassinato nel 2014. Il 21 dicembre è arrivata la sentenza: Junaid Hafeez verrà impiccato per blasfemia.
Numerose le organizzazioni che cercano di sovvertire la condanna, ritenuta ingiusta.

Il reato di blasfemia in Pakistan

Come specificato dal testo della petizione, la condanna a morte è in linea con quanto espresso dal codice di procedura penale del Pakistan.

Questo, prevede la condanna a morte per chi “chiunque a parole, sia per iscritto che a voce, ovvero attraverso una rappresentazione visibile o insinuazione, diretta o indiretta, denigra il sacro nome del Santo Profeta Maometto“.
Da quando è stata introdotta, negli anni ’80, sarebbero 1500 i casi di blasfemia, la cui semplice accusa equivarrebbe ad una condanna.
2 anni fa Asia Bibi era stata assolta dopo 10 anni di prigionia, che ora lotta affinché anche Junaid sia liberato.

Che il tema sia decisamente sensibile in Pakistan lo testimonia anche la morte del Governatore del Punjab Salman Taseer, ucciso nel 2011 dalla sua guardia del corpo.

L’uomo aveva duramente criticato la legge sulla blasfemia.

Numerose le voci di protesta

Per fermare la morte di Junaid Hafeez, sono scese in campo diverse associazioni e attivisti per i diritti umani. Tra questi, riporta Al Jazeera, anche Amnesty International. Rabia Mehmood, ricercatrice pakistana che lavora con la ong per i dirittu umani , ha dichiarato: “La sentenza di morte per Junaid Hafeez è un grave errore giudiziario. L’intero caso di Junaid e il lungo processo sono stati ingiusti e una farsa“.

Per l’accusa rappresentata da Zia-ur-Rehman, invece, “il processo è stato corretto” (parole riportate da Al Jazeera).

La corsa contro il tempo per salvare Junaid è iniziata. La speranza è che il coro di proteste internazionali possa provare la sua utilità e salvare un professore in carcere dal 2013.

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