Dopo l’arresto, l’autore dei lanci di sassi dal cavalcavia sulla Torino-Milano confessa: “Sono pentito. Non so nemmeno perché lo facevamo”

Sono pentito. Non so nemmeno perché l’abbiamo fatto, confessa il ventunenne di Oleggio finito in manette per aver lanciato sassi da un cavalcavia sull’autostrada Torino-Milano a Vicolungo. Insieme a lui c’era anche un minorenne. Ora sono entrambi indagati per attentato alla sicurezza dei trasporti. Il ragazzo ha chiesto scusa, dicendo che non volevano far male a nessuno. Si indaga inoltre su una terza persona, un altro minorenne, che si pensa fosse presente assieme agli altri due. Il suo “compito” sarebbe stato quello del palo, ossia restare in auto ai piedi del cavalcavia a controllare.

Le indagini sono in mano agli investigatori della polizia stradale di Novara e al pm Chantal Dameglio, scrive La Stampa di Torino.

“Vincere la noia”: ma la giustificazione non regge

Il maggiorenne del gruppo avrebbe inoltre confessato durante l’interrogatorio che il lancio dei sassi e dei cartelli fosse un modo per “vincere la noia”. Ora gli inquirenti stanno cercando di stabilire il numero di episodi legati a questa pericolosa pratica. Infatti, fra fine dicembre e gennaio i lanci si sarebbero verificati anche in provincia, lungo la tangenziale di Novara.

L’avvocato difensore del maggiorenne indagato ha poi sottolineato che il ragazzo: “si è detto pentito e chiede scusa. Ha anche aggiunto che non era loro intenzione provocare danni, che non volevano in alcun modo centrare i veicoli di passaggio”. Ma per gli investigatori non basta a giustificare la condotta pericolosa e criminale di questi giovani.

Tragedia sfiorata sotto il cavalcavia

Le ricostruzioni dei fatti finora hanno portato a scoprire gli episodi del 20, 23 e 25 gennaio. I sassi lanciati pesano fra i 3 e gli 8 kg, ma a volare dal cavalcavia son stati anche tombini e cartelli stradali.

Pur non avendo avuto l’intenzione di colpire qualcuno, il rischio sarebbe stato altissimo. Come riferito in conferenza stampa dal procuratore Marilinda Mineccia, dal questore Rosanna Lavezzaro e dal comandante della Polstrada Franco Fabbri: “i ragazzi prendevano la rincorsa e lanciavano, spesso nelle corsie in cui si va più veloce, la terza o la quarta. Impossibile che non fossero coscienti del pericolo e dei danni che potevano provocare”. E qualche danno ad un paio di veicoli (2 auto e un tir) l’hanno comunque fatto, sfiorando la tragedia.