casa, abitazione

Il 24 dicembre del 1945 la famiglia Sodder, marito, moglie e nove dei loro dieci figli, stava trascorrendo la serata della vigilia di Natale nella casa di Fayetteville, in West Virginia. Da occasione di gioia quella serata si trasformò in una tragedia che avrebbe avuto ripercussioni negli anni a venire, fino ai giorni nostri.

Nella notte, infatti, si sviluppò un incendio nel quale persero la vita cinque bambini, ma i loro corpi non vennero mai ritrovati. Un fatto che, insieme a tante altre incongruenze, condusse i genitori a credere che i figli, in realtà, fossero stati rapiti o uccisi, spingendoli a cercare la verità per tutto il resto della loro vita.

George Sodder: dalla Sardegna agli Stati Uniti

Leggendo la storia di George Sodder, al secolo Giorgio Soddu di Tula, Sardegna, non si può fare a meno di ammirare la sua perseveranza e la sua determinazione. Emigrato come tanti italiani di quell’epoca, andò a cercare fortuna negli Stati Uniti, finendo a lavorare nell’industria ferroviaria in Pennsylvania. Stabilitosi successivamente in West Virginia, fondò una piccola compagnia per il trasporto del carbone. Fu proprio qui che conobbe Jennie Cipriani, anch’ella di origini italiane, con cui decise di mettere su una famiglia benedetta dall’arrivo di ben dieci figli.

L’incendio della vigilia di Natale

La sera della vigilia di Natale del 1945, la signora Sodder andò a dormire presto con la bambina più piccola, lasciando che gli altri figli stessero alzati ancora un po’. Verso l’una e mezza di notte la famiglia fu svegliata dall’odore del fumo che stava invadendo la casa. In poco tempo si resero conto che l’intera abitazione stava andando a fuoco e cominciarono a portare i bambini all’esterno.

Tutti riuscirono a fuggire, tranne quelli che dormivano al piano più alto, Maurice, 14anni, Martha, 12, Louis, 9, Jennie, 8 e Betty, 5.

Il dramma e le stranezze di quella nottata

I tentativi di chiamare i pompieri si risolsero con un nulla di fatto: dato che il telefono non funzionava si produsse un enorme ritardo nei soccorsi, che arrivarono solo a mattino inoltrato. George Sodder tentò allora di salvare i cinque bambini da solo, arrampicandosi sul muro e rompendo il vetro della finestra del piano superiore a mani nude.

Sanguinante, cercò disperatamente la scala che aveva lasciato nelle vicinanze, ma non la ritrovò da nessuna parte.

Non ancora rassegnato, pensò di usare uno dei camion con cui trasportava il carbone, posizionandolo sotto la finestra e facendo scendere i bambini. Entrambi i camion, però, non partirono, nonostante il giorno prima funzionassero perfettamente.

Quesiti senza risposta

Questa serie di eventi quantomeno sfortunati ridusse, nel giro di qualche ora, il sogno americano dei Sodders ad una pila di cenere. La casa distrutta, i bambini persi per sempre. I vigili del fuoco, arrivati finalmente sul luogo, cercarono i piccoli corpi, ma non riuscirono a trovare nulla, nemmeno le ossa.

L’indagine successiva stabilì che a causare l’incendio fu un banale cortocircuito elettrico e il caso venne ufficialmente chiuso.

Si trattò davvero solo di sfortuna o fu un malintenzionato ad appiccare il fuoco? All’episodio della scala trafugata e ai camion apparentemente sabotati, si aggiunse anche il resoconto di un tecnico, il quale sostenne che il malfunzionamento della linea telefonica non fosse stato causato dall’incendio, ma dalla manomissione di un estraneo.

La ricerca della verità

Convinti che i cinque figli fossero ancora vivi, magari rapiti da qualche individuo non meglio identificato, negli anni successivi i genitori interpellarono l’FBI, esperti e investigatori privati.

Una perizia effettuata dallo Smithsonian Institution, sulla cui rivista è possibile leggere la storia dei Sodders ancora oggi, stabilì la presenza di ossa umane nel terreno della casa. Quelle ossa però, notò il prestigioso istituto americano, non erano compatibili con l’età dei figli scomparsi ed erano, probabilmente, presenti sul luogo già in precedenza.

Tutto ciò sembrò suffragare la tesi dei genitori e portò George Sodder a viaggiare instancabilmente per l’America intera alla ricerca di indizi, fino alla sua morte, nel 1968. Nello stesso anno, la signora Sodders trovò nella buca delle lettere una missiva anonima con la foto di un ragazzo estremamente somigliante a Louis, uno dei bambini, ma senza alcuna indicazione di chi fosse in realtà.

La famiglia perduta di Tula, Sardegna

Nel 2017 Giangavino Dessena, 88enne di Tula, incaricò le nipoti di fare una ricerca sulle sorti di suo zio, emigrato negli Stati Uniti a inizio Novecento. Come riporta L’Unione Sarda, le ragazze si imbatterono nella strana storia di George Sodder e, con loro grande sorpresa, scoprirono che era proprio lui il vecchio prozio Giorgio dei racconti di famiglia.

Come immaginabile, la vicenda suscitò un certo interesse e Jennie Henthorn, una delle nipoti di George, chiamò dall’America i familiari di Tula, di cui non sospettava l’esistenza, ringraziandoli di aver fatto conoscere questa incredibile storia anche nella loro terra di origine.

(In alto: immagine di repertorio)