Cronaca

Cosenza, moglie disabile e figlia costrette a prostituirsi: arrestato il padre “orco”

I Carabinieri di Cosenza hanno arrestato un padre e un figlio, che facevano prostituire la moglie disabile e l'altra figlia per pochi euro a prestazione
volante dei carabinieri

I Carabinieri di Cosenza hanno concluso un’indagine che ha portato all’arresto di 2 persone. Si tratta di un padre e un figlio accusati di aver fatto prostituire la moglie e l’altra figlia. Le donne erano costrette da minacce, sevizie e abusi di ogni tipo: la madre inoltre è riconosciuta invalida al 100%. Ad aggravare il già drammatico contesto, c’è anche l’incredibile maniera in cui l’indagine è partita.

Costrette a prostituirsi per pochi euro

Il racconto degli orrori viene riportato da numerosi quotidiani locali e dalle stesse parole dell’amareggiato procuratore Spagnuolo.

Mesi di indagini hanno condotto all’arresto a Cosenza di un 53enne e del figlio 27enne. C’erano loro dietro le sevizie e l’incubo vissuto da una donna di 52 anni e dalla figlia di 20. Da quanto emerso dalle indagini, i 2 maschi di famiglia le costringevano le donne a prostituirsi sotto i cavalcavia o nei parcheggi della stazione cosentina. I rapporti sessuali non consenzienti avvenivano per cifre misere di 5 o 10 euro.
Oltre a questo, le vittime venivano brutalmente insultate, minacciate e in alcuni casi le veniva usata violenza.

Stando alle fonti, a pagare era soprattutto la moglie 52enne.

La moglie è disabile psichica

Ad aggravare una vicenda già di per sé tremenda, il fatto che la donna 52enne è stata riconosciuta invalida psichica al 100%. Contro di lei si abbatteva la furia del marito “orco”, che la picchiava quando aveva episodi legati alla patologia o tentava di rifiutarsi di prostituirsi. Secondo quanto riportato, i fatti vanno avanti dal 2018 e anche lo scorso mese di ottobre la donna è stata aggredita dal figlio, mentre si trovava in una struttura di accoglienza.

A denunciare è stato un “cliente”

Dietro alla vicenda in cui “non c’è niente di umano“, usando le parole del procuratore, si delinea un quadro di grave degrado sociale e culturale. Il tutto è reso ancora più evidente dalle modalità con cui la storia è emersa. A sporgere denuncia è stato uno dei “clienti” del marito e padre, stanco delle continue richieste di soldi da parte di quest’ultimo.
Anche lui aveva pagato 5 euro per una serie di prestazioni sessuali, ma si è rivolto all’Arma non per denunciare gli orrori, ma per le richieste di soldi. Questo, sottolinea il procuratore Spagnuolo, evidenzia “un clima in cui la percezione dell’illecito è praticamente zero“.

Il marito (in carcere) e il figlio (ai domiciliari) ora sono accusati di favoreggiamento della prostituzione, e maltrattamenti commessi nei confronti dei familiari congiunti. Questo “campionario degli orrori” tuttavia desta molta amarezza, in ogni lato di questa vicenda.

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