ospedale

Una coraggiosa bambina ha salvato il proprio fratellino di 7 anni donandogli il midollo. È accaduto a Monfumo, in provincia di Treviso, dove la famiglia ha combattuto una lunga battaglia durata quasi due anni, tra spaventi, terapie e speranze. Il tutto inizia a settembre del 2017, quando il piccolo Mattia viene ricoverato d’urgenza in ospedale: “Mi ricordo ancora, era di venerdì – racconta oggi la mamma in un’intervista a Il Giornale –  La mattina abbiamo fatto gli esami del sangue e alle dieci e mezzo eravamo già ricoverati a Padova. In quel momento ci hanno detto che era leucemia”.

La storia di Asia e Mattia

Circa un mese più tardi i dottori spiegano che l’unica strada percorribile è il trapianto, ma, come sempre in questi casi, il problema diventa quello di individuare un donatore compatibile. Mattia, intanto, deve sottoporsi ad estenuanti cicli di chemioterapia e non può nemmeno andare a scuola. Dopo ulteriori esami, fatti a tutti i membri della famiglia, i medici comunicano che il donatore compatibile è proprio Asia, la sorella di Mattia, di 10 anni. Il trapianto viene effettuato a febbraio del 2018 e il periodo di degenza dura quasi 3 mesi, con la paura che attanaglia genitori e figli: “Asia all’inizio era spaventata – ricorda la madre – chi non lo sarebbe, ma ora è felice, quando ha visto che il fratellino iniziava a star bene, era contenta.

Con i medici le abbiamo fatto capire il gesto che stava per fare”.

La guarigione

Da quel momento inizia una lenta ripresa: i controlli in ospedale, a cui Mattia si sottopone due o tre volte a settimana, si diradano pian piano, segno che l’iniziale speranza lascia progressivo spazio ad una realtà molto positiva.

Adesso per i dottori il bambino è completamente guarito e i genitori non vogliono dimenticare tutte le persone che sono state loro accanto in questo difficile periodo. Grazie anche alle maestre, Mattia ha ripreso le lezioni senza problemi: “Non ha perso nessun anno di scuola – ha sottolineato la mamma con soddisfazione a La Tribuna di TrevisoSi teneva in contatto con la classe via Skype e quando il tempo lo permetteva li raggiungeva per la merenda”.

Parte delle raccolte fondi, organizzate per aiutare la famiglia, verranno devolute alla Città della Speranza, la fondazione che nel 2012 ha inaugurato a Padova il più grande centro di ricerca sulle malattie infantili d’Europa.