marco sentieri sul palco dell'ariston

Marco Sentieri, 34 anni, porta sul palco dell’Ariston la canzone Billy Blu che tratta il tema del bullismo. Ospite a Vieni da me, su Rai1, ha ricordato alcuni momenti del passato: “Era un po’ una maestra pazzoide, ricordo che per metterci in castigo ci diceva di abbassarci i pantaloni per vergognarci”.

Billy Blu, più che una canzone

Pasquale Mennillo, in arte Marco Sentieri, ha cantato nella serata del 5 febbraio al Festival di Sanremo 2020 come Nuova Proposta. Ha deciso di portare sul palco dell’Ariston una canzone dal significato forte: Billy Blu. Nell’intervista del programma pomeridiano di Caterina Balivo ha detto: Il testo ci fa capire che bulli non si nasce ma ci si diventa.

È un tema a cui tengo molto, perché sono padre ma non solo: crescendo ho scavato nei miei ricordi e mi è venuto in mente ciò che ho subito io alle elementari”.

Marco Sentieri e il bullismo: “L’ho affrontato sulla mia pelle

Il cantante, ospite di Caterina Balivo, ha raccontato una sua soddisfazione personale: Il mio sogno era cantarla nella giornata mondiale contro il cyberbullismo, questa cosa mi inorgoglisce perché so di cosa parliamo, l’ho affrontato sulla mia pelle alle elementari, il mio obiettivo è parlare ai bulli se riusciamo a sensibilizzare è meglio”.

Una grande missione per Marco Sentieri che si ricorda delle punizione di una maestraun po’ pazzoide”: “Ora ricordo tutte quelle cose che ci sono state, come la maestra delle elementari. Era un po’ una maestra pazzoide, ricordo che per metterci in castigo ci diceva di abbassarci i pantaloni per vergognarci. Era un po’ particolare, sì“. Si è aperto inoltre raccontando qualcosa di intimo: “Ero un po’ più paffutello, ero un po’ goffo e venivo preso in giro per i miei difetti fisici e per il mio accento.

Vengo da un paese che amo tantissimo, ma che è indubbiamente non facilissimo. C’era una sorta di abuso: ero quello un po’ più timido e subivo questa cosa.” 

Anche per il suo sogno di diventare un cantante è stato giudicato: Mi sfottevano anche per la musica. Non era come adesso: dicevano ‘ma che devi fare, fagli imparare un mestiere’, ‘non si vive di musica’. Fortunatamente i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, io sono l’unico della mia dinastia che sta provando a vivere di musica”.

 

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