Pierfrancesco Favino

Pierfrancesco Favino è uno degli attori più amati dal pubblico. Le sue performance attoriali sono indiscutibili e si è fatto conoscere sia attraverso film italiani che stranieri, accumulando numerosi premi e riconoscimenti. Dal 13 febbraio è al cinema con Gli anni più belli, nuovo lungometraggio di Gabriele Muccino, che ripercorre la storia di una generazione attraverso un cast corale. Favino ha raccontato i suoi anni migliori attraverso un’intervista a Vanity Fair, dichiarando di avere scelto il cinema in quanto gli ha permesso di esprimere ciò che pensa della vita.

Chi è Pierfrancesco Favino

Il 2020 si è aperto per Pierfrancesco Favino con due film di cui è protagonista.

Hammamet, di Gianni Amelio, uscito il 9 gennaio, vede l’attore romano nei panni di Bettino Craxi e Gli anni più belli di Gabriele Muccino, che sarà nelle sale cinematografiche dal 13 febbraio.
La carriera di Favino è lastricata di successi e di premi vinti: due David di Donatello, tre Nastri d’Argento, un Globo d’oro e il Premio Bacco al Festival di Berlino.

Oltre ad essere un bravo attore Favino ha anche affrontato il palco del Festival di Sanremo nel 2018, esibendosi in perfomance di vario tipo, dal canto, al ballo, alle imitazioni.

Favino: il cinema come mezzo per raccontarsi

Ne Gli anni più belli Favino interpreta il figlio di un meccanico manesco che riesce a raggiungere una tanto agognata affermazione sociale. La storia si svolge nell’arco di 40 anni e l’ attore romano ha raccontato a Vanity Fair i suoi momenti importanti degli ultimi quattro decenni. Pierfrancesco ha dichiarato di sentirsi diverso dal personaggio interpretato nel lungometraggio di Muccino, in quanto al pragmatismo di Giulio, lui oppone un animo fantasioso e sognatore.


L’attore ha parlato della sua adolescenza con tre sorelle, che gli ha permesso di conoscere il mondo femminile e della bocciatura avvenuta al secondo anno di liceo.

“Un’insegnante di inglese, Carla Giro, appassionata di film. Mi fece capire che il cinema non era soltanto intrattenimento o immagine, ma un linguaggio che ti consentiva di dire ciò che pensavi della vita”, queste le sue parole legate alla genesi della sua scelta di diventare attore.

Favino vede il cinema come modo esprimersi e di raccontarsi, di emulare un sentimento e donarlo allo spettatore.

Attraverso il linguaggio della macchina da presa l’attore è riuscito negli anni a mostrare la sua anima al pubblico, guadagnandosi la stima e la fiducia dei registi con i quali ha lavorato.