fabio lombardo alla scrivania

Sono passati 25 anni dalla morte del maresciallo Antonino Lombardo. La morte avvenne nel parcheggio della Caserma Bonsignore di Palermo il 4 marzo 1995, un colpo di pistola alla testa e una lettera lasciata sul sedile del passeggero. Suicidio. Fabio Lombardo però, figlio del maresciallo, non ha mai creduto alle parole degli inquirenti e in una diretta Facebook mostra per la prima volta le foto della scena del crimine. I dubbi sulla morte del padre sono ancora tanti.

I dubbi sulla morte del maresciallo Lombardo

Il corpo senza vita del maresciallo Antonino Lombardo viene ritrovato riverso sul sedile del passeggero della sua auto nel parcheggio della caserma.

 Solo il Capitano Ultimo, Sergio De Caprio, sente lo sparo. Fabio Lombardo riporta: “Alle 22.30 il capitano De Caprio sente un colpo secco e guardando avanti vede dei militari e chiede se gli è scappato un colpo. Loro lo guardano e dicono ‘ma noi non abbiamo sentito niente’“.

Nella diretta Facebook Lombardo non nasconde i suoi dubbi: “Il capo di picchetto al Battaglione di Sicilia dice di non aver visto il maresciallo Lombardo, anche perché non lo conosceva.

Inoltre non ha neppure sentito esplodere un colpo di arma da fuoco. L’unico che sente un colpo di arma da fuoco secco è De Caprio. Come fa il sottotenente a non sentire a 30 metri di distanza il colpo mentre De Caprio che era a 70 metri di distanza lo sente?”.

La mano insanguinata

Fabio Lombardo racconta la vicenda mostrando le foto della mano insanguinata del maresciallo, con ancora in pugno la pistola con la quale si sarebbe dato il colpo di grazia. Fabio non è mai stato convinto della pista del suicidio: troppe stranezze, troppe contraddizioni.

Il corpo stesso del maresciallo, nel suo silenzio, urlerebbe che c’è qualcosa che non va: come può la mano che ha appena sparato il colpo essere in quella posizione, sul grembo dell’uomo.

Parlando di quella mano, di quella pistola Fabio così dichiara: “Un’altra cosa che mi è sembrata strana, forse tra le più strane è quella pistola ancora impugnata e appoggiata sul bacino. Sembra un caso più unico che raro come in un film hollywoodiano. Mio padre tiene ancora stretta, in pugno, la pistola come fosse vivo.

 Mi hanno detto che quando ti spari alla tempia il braccio dovrebbe cadere perpendicolarmente, ma mai appoggiata sul grembo”.

Il proiettile trovato a 6 metri di distanza

Sono molte le cose a non avere un senso per Fabio Lombardo. Nella diretta Facebook esprime i suoi dubbi anche sul proiettile ritrovato a 6 metri di distanza dal corpo del padre: “E non è finita. Che fine ha fatto l’ogiva? L’ogiva dalle perizie balistiche viene trovata a 6 metri di distanza dall’auto. Il proiettile viene trovato quasi dietro l’auto, forse c’era vento forte di scirocco… Ma mi chiedo che giro fa il proiettile?

Mah”.

E continua: “Dopo che il proiettile attraversa il cranio dovrebbe presentarsi con la punta deformata e i solchi della canna. Quando ho visto la foto sono saltato in aria e ho chiesto al mio perito balistico. E lui mi ha detto ‘molto probabilmente non è l’ogiva entrata e uscita dalla testa di tuo padre’ perché a suo avviso ‘sembra un’ogiva tolta dal caricatore e messa a terra’”. 

La lettera d’addio

Sul sedile del passeggero, alla destra del cadavere del padre, venne rinvenuta una lettera nella quale Antonino Lombardo spiegava il motivo del suo gesto.

Lettera che verrà consegnata a Fabio solo molti anni dopo riporta scritto: “Mi uccido per non dare la soddisfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare per venduto e principalmente per non mettere in pericolo la vita di mia moglie e i miei figli che sono tutta la mia vita…”. 

Nelle foto scattate sulla scena del crimine la lettera presa in esame non riporta alcuna traccia ematica. Secondo Fabio Lombardo: “quella lettera viene levata e appoggiata sul sedile anteriore passeggero. Questa lettera non mostra nessuna macchia di sangue, mentre mio padre è pieno di sangue. Accanto alla lettera ci sono tracce di sangue ovunque, ma non sulla lettera.

Come mai?”.

Quando solo nel 2012 mi viene consegnata la lettera perché non era più utile alle indagini, stranamente ci sono macchie di sangue…”. E continua: “E c’è un’altra stranezza, le macchie di sangue sono entrate sotto il sedile. Sarò stupido ma penso che questa lettera è stata presa letta da qualcuno”. “Non è mai stata fatta una perizia calligrafica e non si sa perché, non so come hanno lavorato. Hanno lavorato coi piedi, forse un bambino di 10 anni avrebbe lavorato meglio del pm che ha fatto brutta figura”.

Il dolore di un figlio

Fabio Lombardo mostra il suo dolore, piange per la morte del padre e per quel senso di vuoto dato dal non conoscer la verità dietro questa disgrazia. “Sono passati 25 anni e sono 25 anni che prendo calci nel sedere eppure parliamo della persona che contribuì ad arrestare il boss più pericoloso di Cosa nostra”. “Io per avere giustizia sto combattendo […] ma c’è gente che non vuole arrivare mai alla verità. Il 4 marzo saranno 25 anni e la cosa più dura è non poter dire più papà. È molto dura”.

Gepostet von Fabio Lombardo am Donnerstag, 13. Februar 2020