ornitorinco

Negli ultimi giorni una fotografia di un cucciolo di ornitorinco è diventata virale sul web, mettendo in risalto la simpatia e l’affetto nei confronti di questo piccolo e strano animale. In realtà l’immagine non era vera, come qualcuno aveva inizialmente pensato, ma ritraeva una scultura fantasy dell’artista serbo Vladimir Matić-Kuriljov. Eppure, il successo della fotografia arriva in un momento, non troppo casuale, in cui da più parti si sottolinea il pericolo a cui vanno incontro gli ornitorinchi nel prossimo futuro. Una ricerca, condotta in Australia dall’Università del Nuovo Galles del Sud, ha messo in evidenza come questa specie rischi seriamente di estinguersi nell’arco di qualche decennio.

Il rischio estinzione

Lo studio si è soffermato sull’impatto del cambiamento climatico e sulle variazioni nel numero di ornitorinchi esistenti. Unici mammiferi, insieme all’echidna, in grado di deporre uova, sono animali endemici della parte orientale dell’Australia e amanti degli habitat acquatici. In tempi recenti, siccità, deforestazione e incendi stanno minacciando di ridurre la popolazione di ornitorinchi in maniera allarmante. Secondo la ricerca, le attuali condizioni del clima porterebbero ad una perdita di circa il 40% degli esemplari nei prossimi 50 anni: “È urgente una valutazione nazionale del rischio per l’ornitorinco – ha dichiarato sul sito dell’università australiana il professor Gilad Bino, uno degli autori – affinché si valuti il suo stato di conservazione, i rischi e gli impatti e si dia priorità ad una gestione che riduca al minimo il rischio di estinzione”.

La minaccia dell’uomo

Il problema è molto complesso, perché coinvolge tematiche ambientali non solo australiane, ma globali. Se si effettua una proiezione del cambiamento climatico nei prossimi anni, le percentuali relative alla riduzione degli ornitorinchi potrebbero peggiorare ulteriormente.

Questo non solo a causa di siccità sempre più frequenti, ma anche per l’impatto delle attività umane, come la costruzione di dighe e l’agricoltura, che minacciano di distruggere il loro habitat: “Mitigare o anche arrestare le minacce, come le nuove dighe, è probabilmente più efficace che stare ad aspettare, vedendo aumentare il rischio di estinzione”, ha detto il professor Brendan Wintle, co-autore dello studio. La speranza è che la ricerca possa condurre ad una maggiore consapevolezza, di opinione pubblica e istituzioni, sull’avvenire di questo animale così particolare.