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Quello del 2019-2020 è stato l’inverno più caldo mai registrato in Europa. Sono i dati messi in evidenza dal Copernicus Climate Change Service (C3S), il programma dell’Unione Europea che ha lo scopo di monitorare il cambiamento climatico. La temperatura media degli scorsi mesi è stata di 1,4°C più alta rispetto al precedente record, detenuto dall’inverno 2015-2016: “Sebbene si sia trattato di una situazione di per sé davvero estrema, è probabile che questi eventi vengano resi ancora più gravi dal riscaldamento globale”, ha dichiarato in un comunicato stampa Carlo Buontempo, direttore del programma.

L’inverno più caldo mai registrato

Il dato risulta molto significativo in quanto non è isolato, ma inserito in una tendenza di fondo piuttosto chiara. Secondo il C3S, il prolungato bel tempo su buona parte dell’Europa ha portato questo inverno ad essere mediamente di 3,4°C più caldo degli inverni del periodo 1981-2010. Febbraio, in particolare, è stato caratterizzato da temperature anomale per la stagione, tanto da diventare il secondo febbraio più caldo mai registrato, sia a livello europeo che globale, battuto soltanto dallo stesso mese del 2016. Ma andando a ritroso nei bollettini emessi dall’organizzazione si scoprono risultati altrettanto preoccupanti: settembre, ottobre, novembre, dicembre e gennaio hanno tutti stabilito o eguagliato il record di mesi più caldi mai documentati in questa parte dell’anno.

Un trend globale preoccupante

Del resto, il trend negativo è certificato dal 2019 nel suo complesso, che ha raggiunto il secondo posto nella speciale classifica degli anni con le temperature più alte, all’interno di un quinquennio decisamente nero da questo punto di vista. Il ruolo dei ricercatori sarà proprio quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che avranno un impatto sempre maggiore nella vita delle persone, ma anche di spingere le istituzioni a cambiare rotta: “Parte del nostro lavoro consiste nel comparare i dati con quelli risalenti all’era pre-industriale, per comprendere il trend climatico a lungo termine – ha spiegato Carlo Buontempo – Con i dati del C3S, persone comuni, istituzioni e politici possono prendere le giuste decisioni basate sul cambiamento delle temperature”.

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