Coronavirus, inquinamento

Paradossalmente, l’unico effetto positivo prodotto dall’emergenza Coronavirus sembra essere legato all’inquinamento, arrivato negli scorsi mesi a livelli preoccupanti. I dati diffusi su Twitter da Santiago Gassò, ricercatore dell’Università di Washington e della Nasa, testimoniano come nell’arco di un mese lo smog sul Nord Italia si sia ridotto notevolmente, a causa della chiusura di scuole ed attività: “Secondo i sensori dei satelliti – scrive lo studioso – in un mese si è riscontrato un chiaro abbassamento dei livelli di biossido di azoto (un marcatore dell’inquinamento) nel nord dell’Italia”.

Inquinamento ridotto in tutto il Nord

I dati sono stati rilevati grazie al satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea.

Le immagini mostrano le concentrazioni di biossido di azoto sulle regioni settentrionali in colore rosso: dal 14 febbraio, data della prima rilevazione, all’8 marzo, data dell’ultima, si può notare una sensibile riduzione dell’area interessata. Si tratta dell’effetto prodotto dalla chiusura delle attività e dalle limitazioni al traffico imposte in questo periodo, che ripropongono, in maniera ovviamente molto più drastica, le misure che erano state adottate tra gennaio e febbraio nelle grandi città.

In quel caso l’emergenza era associata soprattutto alle polveri sottili, che avevano fatto registrare uno sforamento dei parametri per molti giorni consecutivi, con gravi rischi per la salute. Le soluzioni proposte nell’occasione erano andate dal blocco degli autoveicoli più inquinanti fino alle domeniche a piedi.

Santiago Gassò
Le immagini pubblicate da Santiago Gassò

Minore inquinamento anche in Cina

L’effetto Coronavirus sull’inquinamento non è un fatto solo italiano. Già a febbraio, infatti, un’analoga situazione era stata osservata in Cina, nelle zone maggiormente colpite dall’emergenza. I satelliti del programma Copernicus si erano concentrati sulle rilevazioni di Pm 2,5, una tipologia di polveri sottili presenti nell’aria.

I dati di febbraio 2020 avevano rivelato una riduzione di queste particelle di circa il 20-30 %, rispetto allo stesso mese degli anni precedenti. Sebbene non si possano escludere altre cause, come per esempio lo sforzo della Cina per ridurre le proprie emissioni, l’impatto maggiore è da attribuire sicuramente al rallentamento delle attività produttive voluto da Pechino in tutta la regione, dalle grandi industrie fino al traffico cittadino.

(Immagine in alto: Twitter / SanGasso)

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