È morto a 92 anni l’architetto Vittorio Gregotti. Ricoverato a Milano per una polmonite, le complicanze del coronavirus non gli hanno lasciato scampo

Se ne va a 92 anni l’architetto Vittorio Gregotti. Il Coronavirus se l’è portato via la mattina di domenica 15 marzo a Milano. Il celebre architetto italiano era ricoverato alla clinica San Giuseppe di Milano per una polmonite. Le complicanze hanno portato ad un peggioramento delle sue condizioni ed infine al decesso. A dare la notizia è il Corriere della Sera. Aveva progettato gli stadi di Barcellona e Genova e il Teatro degli Arcimboldi di Milano.

La carriera del celebre architetto Gregotti

Vittorio Gregotti nacque a Novara nel 1927. È stato uno dei maggiori architetti e urbanisti novecenteschi del nostro Paese.

Ha insegnato architettura alle Università di Venezia, Milano e Palermo, ma anche in numerosi e importanti atenei stranieri. Negli anni ’70 fondò lo studio Gregotti Associati, grazie al quale ha curato progetti di grande importanza in tutto il mondo. In Italia, alcuni dei suoi lavori più memorabili vedono il nuovo quartiere Bicocca di Milano e quello popolare ZEN a Palermo. Il fallimento del progetto, durante la sua realizzazione, fu dovuto secondo Gregotti alle infiltrazioni mafiose. È stato anche direttore della rivista Casabella, ma ha collaborato con altre forme di stampa specializzata nel campo dell’architettura.

È stato un grande divulgatore e teorico di architettura. Nel 2012 la Triennale di Milano gli aveva conferito la medaglia d’oro alla carriera.

La critica all’architettura moderna

Vittorio Gregotti era un appassionato di cultura a 360°: musica, letteratura, filosofia, arte figurativa rientravano tutte nei suoi interessi. Durante una delle sue ultime interviste, al Corriere della Sera, dichiarò: “Il potere finanziario, che è l’unico che permette di fare grandi cose in architettura, è globale e vuole progetti globali, che vadano bene in ogni parte del mondo, mentre all’architetto ormai si chiede solo di meravigliare, di creare un’immagine la più possibile originale, allontanandoci dalla nostra storia, dalle nostre radici.

Ai giovani vorrei insegnare a non essere così, a non avere con i fondamenti dell’architettura un rapporto istintivo, a studiare, a utilizzare bene tutti gli strumenti che oggi hanno a disposizione”.