Alberto Arbasino

Lutto nel mondo della cultura: è morto Alberto Arbasino, celebre scrittore e storico volto del “Gruppo 63”. 90 anni lo scorso 22 gennaio, combatteva da tempo contro una malattia.

Addio ad Alberto Arbasino

Classe 1930, Alberto Arbasino è stato un grande scrittore ma anche storico collaboratore di Repubblica, la cui firma esordì per la prima volta nel 1976. È morto all’età di 90 anni, dopo una lunga malattia, ed è stato grande protagonista del “Gruppo 63”, movimento letterario di neoavanguardia in cui confluirono importanti firme della poesia, della critica e della letteratura impegnate in un processo di sperimentazione e innovazione nella galassia culturale italiana.

Il suo modo ironico di raccontare l’Italia e la sua trama di costumi e sentori resta come approccio inimitabile all’analisi del tempo e delle sue ragioni. Il suo stile, personalissimo e sul filo della parodia, ricorda Adnkronos, è stato d’ispirazione per aggettivi come “arbasiniano” e “arbasineggiante”.

Romanzi, saggi e poesie sono tre delle tante declinazioni della sua arte, che ha impresso un solco anche nel mondo della critica musicale, teatrale e cinematografica.

Fu lui a lanciare l’espressione “Casalinga di Voghera”, con cui si indica lo stereotipo di un’immaginaria casalinga di provincia che incarna la società piccolo-borghese dell’Italia del secondo dopoguerra, tra umiltà e “rispettabilità” sull’impronta di un robusto buon senso.

Una vita tra libri e giornali

Alberto Arbasino ha condotto una vita tra libri e giornali, tessendo le trame di una carriera brillante e in continuo fermento. La sua penna ha collaborato con numerosi quotidiani e periodici (Repubblica, Corriere della Sera e L’Espresso per citarne alcuni), con articoli di critica che hanno aperto a nuove e intramontabili locuzioni.

La sua “casalinga di Voghera”, appunto, vide la luce nel lontano 1966 e ad essa seguì laltrettanto famosa espressione “gita a Chiasso”, con cui in un suo pezzo indicava quella sorta di ‘atrofia giornalistica e culturale’ nella quale, a suo dire, parte del panorama intellettuale italiano si era comodamente rifugiata sotto le ali di un anacronistico conformismo.

Ed era proprio Voghera la sua città natale, prima del trasferimento a Pavia per gli studi universitari in Medicina che aveva infine lasciato preferendo Giurisprudenza (facoltà in cui si è infine laureato).

La scrittura, sua intima ed effervescente passione, è stata la fedele alleata del suo tocco ironico e di ampio respiro sul mondo. È grazie alle sue parole, sempre attente e calibrate a misurare la temperatura della sua epoca, che Arbasino è diventato un nome indelebile nella cultura italiana, portatore di un invito a vedere più in là del più immediato orizzonte.