Uomo al computer

La Cassazione, con la sentenza n. 10905/2020 pubblicata il 31 marzo 2020, ha stabilito che insultare una persona in video chat o attraverso un messaggio inviato ad una chat di gruppo non è un illecito penale.

Offendere in chat è reato?

Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che era stato condannato in primo grado e in appello per diffamazione. La vicenda ha avuto luogo a Milano. Nel corso di una videoconferenza l’imputato ha offeso il suo interlocutore, mediante dei messaggi inviati sulla piattaforma Google Hangouts.

Successivamente ha poi pubblicato le offese anche su una chat di gruppo su Facebook.

Per la Cassazione si tratta di ingiuria

In un primo momento il giudice aveva stabilito che l’uomo fosse tenuto a pagare una multa per diffamazione pari a 600 euro. La Cassazione ha però accolto il ricorso del difensore dell’imputato ribaltando completamente la situazione. Infatti, secondo la Suprema Corte, insultare una persona in videoconferenza non può essere considerata diffamazione, ma ingiuria, ricordando che quest’ultimo reato è stato depenalizzato dalla legge n. 7 del 2016.

Qual è la differenza tra diffamazione ed ingiuria?

Nello specifico, la sentenza n. 10905/2020 ha chiarito che: “Anche se alla chat vocale erano state invitate più persone va comunque escluso il reato di diffamazione nel quale l’offeso resta estraneo alla comunicazione che avviene davanti a più persone, mentre nella chat vocale può interloquire con chi lo insulta”. Pertanto, si tratta di ingiuria quando la comunicazione è diretta all’offeso. Invece, si tratta di diffamazione quando la parte lesa è estranea alla comunicazione e quindi non può difendersi in tempo reale dalle offese e/o accuse.

La sentenza è stata annullata

Il reato in questione è quindi da considerare come ingiuria aggravata dalla presenza di più persone, vale a dire il resto dei partecipanti alla video chat. Dal momento che tale reato è stato depenalizzato, la sentenza è stata annullata senza rinvio.